Galeotto fu il titolo

È stata da poco pubblicata quella che sembrerebbe una biografia di Emily Dickinson: Lyndall Gordon, Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson, traduzione di Marilena Renda, Fazi, 2012. Perché dico sembrerebbe? Perché in realtà nelle 600 pagine del libro il racconto della vita della poetessa americana è molto limitato, mentre lo spazio maggiore è dedicato a quello che successe dopo la sua morte riguardo alla pubblicazione delle sue opere, alla faida familiare cominciata con l’adulterio di Austin Dickinson, il fratello di Emily, che iniziò, qualche anno prima della morte della sorella, una relazione con Mabel Loomis Todd, diventata poi la curatrice, insieme a Thomas Higginson, delle prima edizione delle poesie di Emily Dickinson. L’inevitabile contrapposizione tra Susan Gilbert, moglie di Austin e amica d’infanzia di Emily, e Mabel Todd proseguì poi, coinvolgendo anche la terza sorella, Lavinia, con dispute testamentarie, liti sui diritti delle opere e strascichi che arrivarono fino agli anni ’40 del Novecento e che videro protagoniste la figlia di Susan e Austin, Martha, e la figlia di Mabel, Millicent.
L’equivoco è però facilmente spiegabile. Se si va a guardare il titolo originale, si legge: Lives Like Loaded Guns. Emily Dickinson and Her Family’s Feuds, ovvero “Vite come fucili carichi. Emily Dickinson e le faide della sua famiglia”, un titolo che rende giustizia al contenuto del libro.

L’edizione italiana e quella originale

A parte la strana e fuorviante scelta del titolo italiano, il libro è comunque molto interessante, perché fa piena luce su tutte le vicende che riguardarono prima il grado di coinvolgimento di Emily in una vicenda che la vedeva in bilico tra l’amore fraterno per Austin e la lealtà verso la sua più cara amica, e poi tutto quello che seguì nella travagliata storia dei manoscritti dickinsoniani, divisi tra Susan e Mabel e manipolati in modi diversi dalle due protagoniste prima e dalle loro figlie poi, oltre al ruolo avuto da Lavinia in tutta la travagliata vicenda.
Nadia Fusini, l’autrice della prefazione, scrive: “Adoro le biografie. E questa di Lyndall Gordon è davvero avvincente, toglie il fiato. Più che una biografia è una specie di sceneggiato, una fiction con tanto di lista di personaggi che ci introducono a un vero e proprio dramma che si struttura per scene; un dramma, dove in primo piano compaiono via via vari personaggi, che poi recedono sullo sfondo, mentre altri avanzano e i riflettori li inseguono.” È vero, il libro è avvincente, e coloro che già conoscono i contorni della vicenda troveranno risposta a molti interrogativi.
Nadia Fusini evidenzia anche un altro punto di interesse del libro: l’ipotesi, suffragata da indizi non certi ma plausibili, che Emily soffrisse di epilessia, una malattia all’epoca “assai seria e assai disdicevole e poco dignitosa”, che potrebbe spiegare, molto più delle tante congetture susseguitesi nel tempo, la scelta di vivere appartata e, negli ultimi anni, praticamente chiusa nella propria stanza.
Insomma, un libro senz’altro da leggere, tenendo in mente il titolo originale e non quello dell’edizione italiana. I “fucili carichi” del titolo originale (e naturalmente il “fucile carico” del titolo italiano) si riferiscono al primo verso di una poesia del 1863: “My Life had stood – a Loaded Gun -” (“La mia vita era stata – un Fucile Carico -“, n. 754 dell’edizione Johnson e n. 764 dell’edizione Franklin).

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Stagione 2012-2013

Tre serate alla libreria Altroquando
Via del Governo Vecchio, 82/83 – Roma

Giovedì 22 novembre 2012, alle 19.15

Faccia a faccia con
CUORE DI CANE
di Michail Bulgakov

***

Giovedì 21 febbraio 2012, alle 19.15

Faccia a faccia con
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
di Jane Austen

***

Giovedì 9 maggio 2013, alle 19.15

Faccia a faccia con
LA TRILOGIA DELLA CITTÀ DI K.
di Agota Kristof

 

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Una nuova immagine di Emily Dickinson?

Finora l’unica immagina certa di Emily Dickinson è stata quella del dagherrotipo risalente a circa il 1847, quando ED aveva circa sedici anni. Ora sembra che ce ne sia una nuova, risalente all’incirca al 1859, ovvero nel periodo in cui, secondo la cronologia delle poesie stabilita nelle edizioni critiche di Johnson e poi di Franklin, inizia la stagione più feconda della poesia dickinsoniana.L’identificazione, per ora, non è certissima ma sembra molto probabile. Maggiori notizie le trovate nelle due pagine che seguono:

New Dickinson Daguerreotype?

HE WORLD IS NOT ACQUAINTED WITH US”: EMILY DICKINSON AND KATE SCOTT TURNER

Qui sotto, ho messo vicini i due volti, a sinistra il dagherrotipo del 1847, a destra quello del 1859. In effetti, sembra che questa potrebbe essere la volta buona, dopo diverse immagini che nel tempo sono state proposte come autentiche ma che non hanno mai superato le necessarie verifiche. Vedremo.

Possibile nuova immagine di Emily Dickinson


Aggiornamento 2 settembre 2012

Nel sito Dickinson Electronic Archives si può trovare un file PDF con uno studio comparativo dei due dagherrotipi. Come quasi sempre in questi casi  non c’è nulla di certo, ma la frase finale: “I believe strongly that these are the same people.” fa ben sperare.

Aggiornamento 6 settembre 2012

Allo stesso indirizzo precedente è stato aggiunto un breve filmato che mette a confronto il volto del vecchio dagherrotipo con quello nuovo.

 

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Edizioni Fili d’Aquilone

Venerdì 4 maggio , ore 19.15
Libreria Altroquando
Via del Governo Vecchio 82/83 – Roma
Serata dedicata a
EDIZIONI FILI D’AQUILONE

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Mappe e poesia

Oggi su Repubblica ci sono le ultime due poesie di Wislava Szymborska, tradotte da Giovanna Tomassucci. Appena ho letto la prima (Mappa) mi sono detto “è bellissima”, e poi “ma perché?”. Come sempre, non lo so. So solo che quei versi trasudano poesia. Ma da dove vengano quelle goccioline di sudore che si vedono così chiaramente uscire dalle parole non saprei proprio dirlo. Forse la traccia più utile la trovo in una poesia di Emily Dickinson:

Questo fu un Poeta –
È colui Che
Distilla un senso sorprendente
Da Significati Ordinari –
Ed Essenza così immensa

Da avvenimenti familiari
Che periscono oltre la Porta –
Ci meravigliamo di non esser stati Noi
Ad arrestarli – prima –

parole che ritrovo, disposte in modo diverso, anche nel breve articolo della traduttrice:

… il suo passo mentale non ci affatica, pur conducendoci in acrobatiche piroette mentali, in impertinenti associazioni da cui scaturiscono nuove pertinenze. Alla fine approdiamo a una conciliazione a sorpresa, a una verità cui ci sarebbe stato difficile giungere prima, ma con cui ci è impossibile non concordare.

La poesia di Emily Dickinson è la J448/F446. Il testo completo lo trovate qui.

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Faccia a faccia con Evgenij Onegin

Venerdì prossimo, 30 marzo alle 19.15, saremo di nuovo alla
libreria Altroquando (Via del Governo Vecchio 80-82-83-Roma)
per parlare di amori, duelli, inverni russi, balli , placide
campagne e frenetiche città, con i versi dell’Evgenij Onegin
di Puškin, o meglio, quelli dei suoi traduttori italiani.

 

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Poeti tra le volte – 15 marzo

Giovedì 15 marzo 2012
alle ore 18.30
POETI TRA LE VOLTE
Piazza di Porta San Giovanni, 10 – Roma
incontro con il poeta
ALESSIO BRANDOLINI

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