TRIPOLI BRUCIA

Qualche ora fa l’attacco (“Odissea all’alba”), dopo il vertice di Parigi, alla Libia e Tripoli è in fiamme. Probabilmente giusto, anche se stupisce il fatto che eminenti statisti abbiano compreso soltanto ora la natura tirannica del regime ultradecennale di  Gheddafi. Ricordo quando fu accolto a Roma, il 10 giugno 2009, con baciamano e tutti gli onori di stato. Quel giorno scrissi una poesia, che qui sotto riporto.

CORTEO
(10 giugno 2009)

Qualcuno sta declamando come se noi non potessimo comprendere
mai il volto evidente – non quello oscuro – delle cose, della politica.
Per esempio di questa luce di giugno attraversata dal corteo di Gheddafi
che straparla in Campidoglio. All’Università, alla Sala Zuccari di Palazzo
Giustiniani, proprio nel luogo dove ho lasciato una parte di me stesso.
Si batte le mani senza sosta: l’Italia berlusconiana sopporta anche questo:
un dittatore stragista che illustra il bello e il brutto, il bene e il male,
l’inutilità della democrazia. La necessità, talvolta, di bombe e terrorismo.

Show da circo
e sopra la superficie delle macerie risplende la foto
del nostro Presidente del Consiglio: ride come un clown e intanto
pretende la completa immunità e la piena assoluzione per i propri reati.

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