Erich Fried, È quel che è

LA FINE DELLE ANATRE

«Le anatre
è meglio macellarle

Erich Fried


tutte insieme.
Se ne manca una
non mangiano più così tanto».

Queste parole
di un vecchio contadino
valgono anche per gli uomini?
Spiegano forse
il progetto di una guerra atomica?

Probabilmente no
perché gli uomini
non sono anatre.
Se ne manca qualcuno
continuano a mangiare altrettanto

COLLOQUIO CON UN SOPRAVVISSUTO

Che cosa hai fatto allora
che non avresti dovuto fare?
«Nulla»

Che cosa non hai fatto
che avresti dovuto fare?
«Questo e quello
questo e quell'altro:
Qualcosa»

Perché non l'hai fatto?
«Perché avevo paura»
Perché avevi paura?
«Perché non volevo morire»

Qualcun altro è morto
perché tu non volevi morire?
«Credo
di sì»

Hai ancora qualcosa da dire
su quel che non hai fatto?
«Sì: Chiederti
che cosa avresti fatto tu al mio posto»

Non lo so
e non posso giudicarti
So soltanto una cosa:
Domani nessuno di noi
vivrà
se anche oggi
non faremo nulla

I due testi sono tratti dall'antologia È quel che è (Einaudi, 1988, traduzione di Andrea Casalegno, pp. 220, euro 15,00). L'antologia ha come sottotitolo "Poesie d'amore di paura di collera" e il testo era uscito in Germania nel 1983. Una poesia civile che sembra più lonana nel tempo dei suoi trent'anni, per via dei temi ricorrenti (la guerra, l'odio, il nazismo…) nella poesia di Erich Fried che, nato a Vienna nel 1921, si vede costretto a fuggire a Londra dopo l'uccisione del padre da parte dei nazisti. L'impegno civile (per lui ebreo e di sinistra) resterà presente fino alla morte, associato allo stile dimesso, al linguaggio scarno, prosaico, privo di orpelli. Un linguaggio essenziale e diretto, lontanto dalle archimie ermetiche (Paul Celan). Segue la lezione di Brecht, sì, ma c'è amarezza in questi testi, una profonda insoddisfazione umana. Anche quando si parla d'amore l'ironia e l'ira impediscono ogni abbandono. Erich Fried è morto a Baden Baden nel 1988. La sua lezione (anche di vita) è presente soprattutto nei giovani poeti di lingua tedesca post-sessantotto.

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