José Gorostiza, Morte infinita

Testo arduo ma Morte infinita del messicano José Gorostiza è un'opera fondamentale della poesia ispano-americana del XX secolo. Il libro, pubblicato in Messico nel lontano 1939, viene ora proposto per la prima volta in Italia dalla casa editrice fiorentina Le Lettere, a cura di Francesco Fava, nella collana Latinoamericana diretta da Martha Canfield. Il poema è breve eppure di largo e vibrante respiro. Esso  si compone di dieci canti, che sembrano ruscelli che s'incastrano (discutono) tra loro a formare un fiume impetuoso, tanti sono i richiami, le riprese di canto in canto. L'acqua  è l'elemento fondamentale di questo poema, fin dai primi versi quando l'autore si scopre "nell'immagine attonita dell'acqua, / che è solo una cascata immarcescibile". La riflessione sulla morte (infinita) procede a sbalzi, con picchi vertiginosi di lirismo che coinvolgono – e sconvolgono – la struttura stessa del poema, la sua base linguistica. L'astratto si fa concreto in questi versi percussivi che incidono le parole nello spirito e nella carne, in una lucida esplorazione che unisce umiltà d'ascolto (della voce di Dio?) a un complesso ragionare sul Tempo e sulla Morte.
Bella la traduzione di Fava che introduce il libro con suo esteso, e utile, saggio.

VII

Ma il bicchiere in se stesso non si compie.Gorostiza, Morte infinita
Figura di nefasta diserzione,
cosa nasconde il suo rigore inabitato,
se non questo chiarore triste e cieco,
se non questa lucidità esitante?

Eccolo lì, inutile, sul tavolo.
Epigramma di spuma che si spiega
dinanzi a un uditorio anestesiato,
incisivo clamore a cui la sordità
tenace degli oggetti mette il morso,
fiore di pietra aperto verso dentro,
verso la propria luce,
specchio egotista
che comtemplandosi assorbe se stesso.
Ma c'è qualcosa in lui, è forse un'anima
o l'istinto augurale delle sabbie,
forse una piaga che è dovuta al fuoco,
dove il suo vuoto lo tormenta.
Da queste zolle incolte, aspira a esser colmato.
Che sia nell'acqua, nel vino o nell'olio,
svolge l'abbozzo del suo desiderio;
si attenua, dimagrisce;
il suo sobrio disegno ora s'annuvola,
ora, avvolto nel giro di un riflesso,
in un pianto di luci si fa liquido.


José Gorostiza (Villahermosa, 1901 – Città del Messico, 1973) è stato poeta e intellettuale di spicco nei decenni centrali del XX secolo in Messico, animando la rivista e il gruppo letterario Los Contemporaneos. Oltre all'impegno come scrittore, ha ricoperto vari incarichi nel corpo diplomatico messicano.
Figura silenziosa e appartata, in vita ha pubblicato – oltre al suo capolavoro Muerte sin fin (1939) – soltanto un'altra raccolta poetica, Canciones para cantar en las barcas (1925)

José Gorostiza, Morte infinita, Le Lettere, Firenze, 2010 – a cura di Francesco Fava – pp. 92, euro 14,00

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