Carlos Drummond de Andrade

SVEGLIARSI, VIVERE

Come svegliarsi senza sofferenza?
Ricominciare senza orrore?
Il sonno mi ha trasportato
in quel regno dove non esiste la vita
e io resto inerte senza passione.

Come ripetere, giorno seguente dopo giorno seguente,
la favola inclusa,
sopportare la somiglianza delle cose aspre
di domani con le cose aspre di oggi?

Come proteggermi dalle feriteCarlos Drummond de Andrade
che squarcia in me l'avvenimento,
qualunque avvenimento

che ricorda la Terra e la sua porpora
demente?
E in più quella ferita che mi infliggo
a ogni ora, carnefice
dell'innocente che non sono?

Nessuno risponde, la vita è petrosa.

LA CASA DEL TEMPO PERDUTO

Ho battuto al portone del tempo perduto, nessuno ha risposto.
Ho battuto una seconda volta e un'altra volta e ancora un'altra.
Nessuna risposta.
La casa del tempo perduto è coperta di edera
per metà; l'altra metà sono ceneri.

Casa dove non abita nessuno, e io battendo e chiamando
per il dolore di chiamare e non essere udito.
Semplilcemente battere. L'eco restituisce
la mia ansia di socchiudere questi palazzi gelati.
La notte e il giorno si confondono nell'attendere,
nel battere e battere.

Il tempo perduto certamente non esiste.
È la gran casa vuota e condannata.

da Carlo Drummond de Andrade, Cuore numeroso (a cura di Vincenzo Arsillo, Donzelli, 2002, pp. 190, euro 10,80)

Le due poesie sono tratte dalla folta antologia italiana (troppo spezzettata) del grande poeta brasiliano (1902-1987), che ha tracciato un lungo percorso in oltre cinquant'anni di poesia: dal primo libro del 1930 all'ultimo del 1984. Il filo conduttore è l'ironia che prova a unire gli estremi delle due voci del poeta: quella intima e tesa al mito e quella legata alla storia e al sociale. Un solco profondo, un cammino originale che sembra al di fuori delle cose, in realtà penetra in esse per vie diverse: sempre laterali, imprevedibili, talvolta eccentriche. A voler unire, tramite i versi, quel che appare e quel che resta al di sotto, il senso e il non-senso, la realtà e il sogno. La vita è petrosa, ma occore seguitare a battervi sopra. Anche se la pietra è vuota, anche se in quella casa non abita più nessuno.

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2 risposte a Carlos Drummond de Andrade

  1. utente anonimo ha detto:

    io cerco il tempo che ci scagliava dal cielo sull'acqua come ala impazzita , è già passo ritroso sulla sfera. goccia secca i sangue , sospiro d'alba.è già un addio anchwe questa voglia tenera, dolce, questa gazzella che ci porta in groppa nel tempo immoto.non verranno altre navi a salvarci, nè altro sole, nè altro buio.celebra senza partenze il naufragio, il cuore dell'uomo.chi sa di chi è ? la mia mail è annarit@hotmail.it 

  2. utente anonimo ha detto:

    La poesia che cerchi fa parte della sceneggiatura del film "i tulipani di Haarlem" del 1970 per la regia di Franco Brusati che ne ne ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura.

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