Holden Caulfield ai Libri in testa

Avete parlato parecchio di me, in quest'affollata serata dedicata sabato scorso 13 novembre (Libreria Croce) a quel cazzone del mio creatore (ma poi, io, ho ricreato lui) morto nel gennaio scorso, senza chiedere prima la mia autorizzazione scritta e per questo non vi ringrazio. Io me ne stavo lì in mezzo al pubblico (tra Oscar Palamenga e Marco Testi)  giunto appositamente da New York, sempre giovane nonostante i miei 77 anni portati da schifo per via del sesso troppo abbondante. Non mi è ancora cresciuta la barba e a casa ho un acquario pieni di pesci banana che mangiano soltanto noccioline. Ho sentito però delle cose astruse durante quest'incontro, come quella di considerarmi un delinquente, un "teppistello" (Michele, mi sembra: ma come si permette lui che non mi ha letto fino in fondo?) e quella ragazza in mezzo al pubblico che ha detto che per colpa mia è finita male una generazione intera (e più) di giovani (e meno giovani americani e non solo americani) perché “tutto mi scivola addosso”, sì, manco fossi un impermeabile inglese. Proprio così  ha detto quella, Zazza, mi sembra, ma lo ha letto il libro, vi chiedo? e ha letto quello che possiamo considerare il seguito, anche se cambiano i nomi ecc. ecc. Per esempio in "Franny" si è parlato a lungo di religione, di animo corretto, profondo, di coerenza, di vite di pellegrini che non fanno altro che pregare dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina. Che non è mica facile.
Chi ha seguito il mio esempio di sfigato ribelle? Se non Salinger stesso (poverraccio, cinquant'anni di barricate e di caccia spietata alle marmotte).
Mi hanno letto in molti, è vero (si parla di milioni e milioni) ma in fretta, saltando le pagine per fare prima. Sono stato un titolo dentro un elenco: la lista dei libri consigliati in classe, sono una scuola di scrittura a Torino venuta su come un castello di rabbia, ma nulla di speciale (sostanzialemente), nulla di sconvolgente e le cose del mondo sono andate avanti per la loro strada. Sono stato una moda e io le mode non le ho mai sopportare, anche se spesso soffro perché nessuno mi prende in considerazione, tranne mia sorella Phoebe (che ormai è cresciuta e qualche volta m'invita a cena) e  quell'anonima oscurità del mio capo, lui sognava che i giovani non si lasciassero educare tropppo passivamente e gli piaceva sbirciare nelle stanze (nei dialoghi) soffocanti del conformismo.
Beh, sono incazzato, tanto per cambiare, e non serve parlarne troppo. Basta: torno a New York con il primo aereo in cerca di un libro da mettermi in testa. Visto che piove.

Il vecchio Holden

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