Una poesia di Bolaño

ERNESTO CARDENAL ED IO
 
Camminavo, sudato e coi capelli incollati
sul viso
quando vidi Ernesto Cardenal che veniva
in direzione opposta e a modo di saluto gli dissi:
Padre, nel Regno dei cieli cos’è il comunismo,
c’è posto per gli omosessuali?
Sì, egli disse.
E per i masturbatori impenitenti?
Gli schiavi del sesso?
I burloni del sesso?
I sadomasochisti, le prostitute, i fanatici
dei clisteri,
quelli che ormai non possono più, quelli che davvero
ormai non ce la fanno più?

E Cardinal disse sì.
Ed io sollevai lo sguardo
e le nuvole sembravano
sorrisi di gatti lievemente rosati
e gli alberi che punteggiavano la collina,

(la collina che dobbiamo salire)
agitavano i rami.
Gli alberi selvaggi, come dicendo
un giorno, più presto che tardi, devi giungere  
alle mie braccia gommose, alle mie braccia sarmentose,

alle mie braccia fredde. Una freddezza vegetale
che ti farà rizzare i peli.
Roberto Bolaño

La poesia qui proposta è tratta da Roberto Bolaño, Los perros románticos (I cani romantici, Acantilado, Barcellana 2006), la traduzione è mia. La raccolta del 2006 riproduce quella trovata nel computer di Bolaño dopo la sua morte, avvenuta nel 2002 e contiene alcune varianti al libro pubblicato – con lo stesso titolo – nel 2000.
Una selezione di testi tratta da I cani romantici verrà pubblicata sul prossimo numero di Fili d'aquilone.

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