Ombretta Ciurnelli, Si curron le formiche

Ombretta Ciurnelli, Si curron le formicheSi curron le formiche è il titolo del libro di poesia di Ombretta Ciurnelli pubblicato qualche mese fa da Guerra Edizioni, in un dialetto perugino terroso, concreto e stilisticamente la Ciurnelli ha scelto di essere fedele il più possibile all’oralità e, nella ricostruzione sintattica, alla sua origine latina. Quindi, dialetto intesto come lingua "a parte" e non come degradazione dell’italiano. Lingua della memoria, dell’infanzia e le formiche del titolo e dei testi sono certo le parole che ricostruiscono affetti, panorami, percorsi, luoghi lontani, incontri, persone morte e anche fantasmi, ma la formica è anche ostinazione nel cercare "altre cose", per esempio le parole del vento o i segreti di una foglia che lenta e tranquilla scivola sull’acqua. Sarebbe banale dire che qui è la "saggezza popolare e contadina" a parlare o che si nota una vicinanza alla poesia orientale: la buona poesia si mescola facilmente alle buone cose, ad altra buona poesia, lontana nel tempo e nello spazio. Il volume della Ciurnelli è denso e diviso in cinque parti, che si ricollegano sempre a quelle precedenti: approfondiscono, scavano, osservano le stesse cose da un nuovo punto di vista e allora cambia la percezione del reale. Come quando il viandante, dopo una pausa, riprende a camminare e non importa la meta, è il passo stesso (la vita) a far pulsare il cuore. Del libro ne riparlerà, più a fondo, Anna Elisa De Gregorio sul prossimo numero di Fili d’aquilone, in uscita i primi di maggio. Qui sotto trascivo un paio di testi
 

ADÈ DUA VO
 
Adè dua vo
arcapezzanno n giro
quil che nun c’éva
mamanco alora
quan che pensevo
che quil che discurremme
mò n albro fusse
ntol bón de la
fiorita
 
(adè dua vo)

 
Ora dove vado
 
Ora dove vado / a ricercare in giro / quello che non c’era / nemmeno allora / quando pensavo / che quello di cui parlavamo / come un albero fosse / nel pieno della fioritura // (ora dove vado)

QUIL RIMORE LIGGERO
 

Quil rimore liggero
che fa l’erba quan cresce
opur quillo dna foja
che da l’albero mucce
o quil fino dla nèbbia
quan che saje a ngluppamme
 
ncon pacènza gni tempo
l’ò capète dentorno
a riempì quî silenzie
nto che guèso m’afogo

 

Quel rumore leggero
 

Quel rumore leggero / che fa l’erba quando cresce / oppure quello di una foglia / che dall’albero fugge / o quello sottile della nebbia / quando sale ad avvolgermi // con pazienza in ogni tempo / l’ho catturati intorno / a riempire quei silenzi / in cui quasi mi affogo

Ombretta Ciurnelli,  Si curron le formiche, Guerra Edizioni, Perugia, 2010, pagg, 158, euro 12,00 – con nota critica introduttiva di Brunella Bruschi

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Una risposta a Ombretta Ciurnelli, Si curron le formiche

  1. utente anonimo ha detto:

    un animo così sensibile che riesce a cogliere il rumore dell'erba che cresce e tradurlo in versipuò appartenere solo ad un spirito eccelso!non posso far altro ke inchinarmi alla tua poesia e augurarti che la musa ispiratrice non ti abbandoni mai!un caloroso abbraccio,leopolda

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