Igor Barreto, Terranera

Annunciato nel numero 16 della rivista web Fili d'aquilone è uscito nei giorni scorsi l'antologia poetica Terranera (con testi originali a fronte) del poeta venezuelano Igor Barreto, da me curata, il volume fa partIgor Barreto, Terranerae della nuova collana Poesía, dell'editore Raffaelli, diretta da Carmen Leonor Ferro. Per semplificazione in questi casi si usa la parola "antologia", ma in realtà il libro lo si può considerare una nuova opera di Barreto, non solo perché la scelta dei testi è stata concordata con l'autore stesso, ma perché contiene lavori inediti, raggruppati nella sezione finale "Colori sporchi". Vero che il titolo del libro era già stato usato dall'autore nel 1993 e poi, ancora, nel 2007 per dare titolo a una vasta antologia poetica pubblicata in Spagna. Allora: un libro nuovo con un titolo vecchio? Sì, certo, ma in questo caso era necessario perché la poesia di Barreto resta ben radicata a questa terranera, a questo "luogo interiore e profondo", come scrivo nell'introduzione, "da dove sgorga la poesia, terranera è lo spazio umano inalterato dal tempo, popolare e autentico così che 'si possa nominare', ovvero raccontare in versi, senza infastidire troppo il silenzio". Un lirismo lucidissimo e terroso che punta dritto al cuore delle cose, ben aggrappato al presente e sempre ubicato in zone extraurbane, affollato di personaggi (soprattutto negli splendidi testi di Soul of Apure) che ci svelano un mondo di gente semplice e povera, di lavoratori della terra, barcaioli, esploratori di laghi e paludi, di cinici militari, di vittime e assassini che vivono e vagano nella "dura tavola della savana". I versi messi in chiusura delle brevi prose poetiche ci dicono di una vita che scorre via (spesso tragicamente) nel nulla, che torna all'originario silenzio ("anello perfetto di purezza") senza lasciare traccia.
Non rispettando una scansione cronologica esatta, il libro prende avvio con i testi de "La pianura cieca" nel 2006 (con un testo intitolato "Ungaretti") per poi proseguire con la sezione "Soul of Apure", sempre del 2006, anno fondamentale per la poesia di Igor Barreto. Poi si torna alle origini, ai testi del libro Terranera pubblicato nel 1993 e quello successivo, Cronache semplici (1989), dove il poeta delimita e marca il "territorio" geografico e umano della sua poesia, lo stesso che poi approfondirà nelle successive raccolte poetiche, ma con maggiore originalità di linguaggio e mescolando i versi alla prosa poetica.
Il libro si chiude, come già detto, con i testi inediti della sezione "Colori sporchi", dove il tono alla Szymborska (v. "Lezione di ortografia") è più evidente. Centrale a mio avvio resta il lavoro legato al territorio – che spesso sembra un paradiso più che perduto trascurato e ferito – e alla sofferenza degli umili, a quel narrare da maestro con poche stringatissime frasi che racchiudono un mondo di dolore, di fatiche, di gioie rare strappate con i denti, di violenza istintuale: ultimo residuo di libertà e di indipendenza dal mondo civilizzato e, in buona parte, robotizzato. 

 

TRE POESIE DA TERRANERA
 

Custodio Martínez lo strappammo alle fauci di un caimano. Questo accadde nel Panchero le cui acque fangose sfociano in un altro canale da nome Guafita. Guadando l'alvelo quando arrivò al dirupo costiero il caimano lo acciuffò per le gambe. Vidi il poveretto tirar fuori soltanto una mano e poi emergere l'enorme muso del rettile che scuoteva la preda per lacerarla. Era un caimano lungo diversi metri e con una muscosa corazza gialla. Lo lasciò libero nel gorgoglio dell'acqua. Custodio Martínez lo trasportammo in una piccola zattera, dormiva sotto il sole e un filo di sangue gli solcava il lobo di un orecchio. Prima di morire si alzò come se nulla fosse accaduto, afferrò un foglio e scrisse questa poesia:

Una barca coi suoi remi
con gli ornamenti dorati.
E un serpente che beve
quel che resta dell'estate.

PARADISO PERDUTO

Milton ha detto
nel Paradiso perduto:
"La terra così piccola,
paragonata al cielo,
e senza luce":
Per questo, una terra
sostanzialmente oscura.
Poveri e ingannati Tropici
convinti che la luce gli appartenga.
La palma dal brillante pennacchio
ha perdutoil suo orgoglio
ed è ammalata:
dell'ombra
è soltanto 
una reliquia.

Il ladro di bestiame Lázaro Ojeda passò nudo col cuoio di un capo di bestiame a mo' di mantello in putrefazione sulle spalle. Lo custodivano due soldati coi fucili e un altro andava avanti con la cornetta: taratarà-taratarà, per le strade principali di San Fernando. Lo sorpresero accanto a un fosso chiamato El Rosario: il bestiame scuoiato e una pozza di sangue assalita dalle mosche. Una volta in prigione fecero tagliare cinquanta rami di tamarindo e lo frustarono, il giorno successivo la Guardia Nazionale trovò nella sua tasca sinistra questa poesia:

Cunguaro, paese povero:
cinque case, du galline,
il selciato della sua strada
e una ferita di famiglia.

Igor Barreto, Terranera (a cura di Alessio Brandolini, Raffaelli Editore, Rimini, 2010, pagg. 109, euro 12,00).    

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