Francesco Belluomini, Nell'arso delle sponde

Belluomini, Nell'arso delle spondeAnnunciato nell'ultimo numero di Fili d'aquilone è uscito in questo giorni il volume in versi di Francesco Belluomini dedicato alla strage di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e molti furono i feriti. L'incidente si verificò nella locale Stazione ferroviaria, quando un treno merci pieno di gas GPL deraglia ed espode e in una manciata di secondi la zona circostante si trasforma in un inferno, coinvolgendo i palazzi e le strade circostanti, persone che stavano serenamente in casa, gente di passaggio, in auto, in moto… La città balneare si ritrova ricoperta da una nube rosso incandescente e immersa in un forte odore di gas e di morte. L’incidente sarebbe stato causato dal cedimento di un asse del carrello del primo carro deragliato. A Viareggio sono nati comitati e associazioni di cittadini che promuovono proteste e chiedono giustizia. Francesco Belluomini, che a Viareggio è nato e vissuto per decenni, proprio vicino alla Stazione, e ora vive a pochi chilometri di distanza, a Lido di Camaiore, ha dedicato Nell’arso delle sponde a tutte le persone che in questa strage hanno perso la vita o un familiare o sono rimaste gravemente ferite. I versi forti e civili di Belluomini rafforzano la memoria di quel tragico momento, ci fanno sentire più vicine le vittime,  che rappresentano anche uno spaccato sociale di un'Italia in trasformazione: molti sono infatti gli stranieri ma "cittadini" di Viareggio e fratelli (senza retorica) nel dolore. La pietas di Francesco Belluomini commuove molto quando ricostruisce la vita di quelle persone: donne anziani bambini, viareggini o provenienti dall'Africa o dall'America o dalla Romania… Ne traccia i lineamenti fisici, prova a immaginarne i ricordi, le emozioni, le speranze, le attese e nel ricordo dei morti c'è il conforto dei vivi, prima di tutto dei parenti e degli amici. La spoon river viareggina di Francesco Belluomini ricorda da vicino i versi di Edgar Lee Master, la differenza sostanziale è che l'opera del poeta americano era ambientata in uno sperduto cimitero e il poeta dava voce ai morti, con le loro possibili storie, incontrati lì dentro e leggendo le loro lapidi, nel libro di Belluomini, al contrario, tutto si svolge nel cuore di una civile e vitale città toscana, dove la morte giunge inattesa e divora tutto: vite, case, strade, auto, persino gli animali domestici o randagi (Belluomini ha parole anche per loro) di chi si trova intorno alla stazione. Il caso (il destino?) colpisce alla cieca e in un attimo si passa dalla vita alla morte. A fine lettura, le varie famiglie distrutte delle quali si parla nel libro (I Piagentini, gli Ayad, i Falorni, i Campo, i Chirculescu…) e i singoli che sul luogo della tragedia si trovavano da soli li sentiamo come un'unica grande famiglia unita nel ricordo e nel dolore, una "nostra" famiglia calorosamente abbracciata dalla poesia di Francesco Belluomini.

*

Anch’io sono cresciuto sul ferroso
sferruzzare dei treni: ferroviere
mio padre e ferroviaria la dimora
eretta sui margini dei binari
della vecchia stazione. Così come
egli prestava elettrico servizio
alla sottostazione preservata
appena dalla furia delle fiamme.
E sento quel richiamo di risacca
che spinge con crudezza nella mente.

Non mi curo del clima avvelenato
delle dispute ferree dell’inchiesta,
volendo solo tessere congedi
per gente sottomessa dall’agguato.
Che parli la Viareggio dei crocicchi,
quella d’aperto cuore, quella fiera
d’appartenere, senza populismo,
alla comunità meno distratta,
la mia voce di libero cantore
non seguirà che rotte del ricordo.

Luca, 5 anni

Nell'assordante stridulo domani
ricerco nel pulviscolo di stelle
quelle di nuovo conio luminoso,
dopo l'assurdo turbine di fuoco.
Mi consola saperti con Lorenzo
e con mamma nel cono della luce,
che lascio nel lontano del futuro
le voci dell'umano dissentire.
 
Elisabeta, 42 anni (vivente)

Forse per caso come per bambini
nel non compreso scorrere dei giorni
quella vostra presenza nella strada
della morte, signora Chirculescu.
La tavola l'invito con Aurel,
nella comunità di più ristretto
rifugio, con le lingue, con costumi
diversi tra di loro, ma capaci
di aggregare con piena fratellanza
persone dell'Equador, del Maghreb,
l'apolide Malek e voi rumeni,
presentando l'insieme di speranze
attorno quella mensa collegiale.
Laddove vi ha colto di sopresa
lo sconosciuto messo di sciagura
cancellando persone di frontiera.

Francesco Belluomini, Viareggio 29 giugno 2009 – Nell'arso delle sponde (Verona 2010, Bonaccorso, pagg. 123, euro 9)

Francesco Belluomini è nato a Viareggio nel 1941 e vive a Lido di Camaiore. Ha pubblicato undici raccolte di poesia, si segnala Occhi di Gubìa (LietoColle, 2008, uscito anche in versione spagnola a cura di Emilio Coco) e vari romanzi, l'ultimo è Villa Giulia (Bonaccorso, 2009). Suoi testi sono stati pubblicati in antologie, periodici e riviste specializzate. Fondatore e Presidente del Premio letterario Camaiore, giunto alla XXIII^ edizione.   

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Francesco Belluomini, Nell'arso delle sponde

  1. utente anonimo ha detto:

    Molto interessante, mi è piaciuto molto leggere la storia. Tutto il testo dà l'impressione che mi ha molto ben lavorato con professionalità e impegno. Davvero buona blog.http://buyonline-rx.com/http://buyonline-rx.com/sitemap.html

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...