Mariano Peyrou, Studio del visibile

UNA MONETA PER I MUSICISTI
 
Che alzino la mano quelli che sono a favorePeyrou, Estudio de lo visible
di non andare mai da nessuna parte. Qui
odora d’erba tagliata da poco ed il clima
muta rapidamente. Se uno rimane in casa
con sufficiente insistenza, la scala
può giungere allo straniero, per non menzionare
che sto ascoltando parlare in tedesco né
le mostre itineranti. Hanno svuotato il
lago, tutto è diverso eccetto il lago che
seguita ad essere un’enorme omogena estensione
però di terra. Cambia il paesaggio. Le statue sono
diverse, gli alberi, la gente, e soprattutto
le barche. Dovresti infilarti già la camicia.
 
 
I GIORNI PIÙ LUNGHI
 
Una tristezza esclusiva dell’estate,
degli addii o le notti dell’estate.
Durante il giorno è impossibile farci caso,
come in inverno, quando è tutta presa
a difendersi dal freddo.
 
I miei recenti sogni annunciano dei cambi
ma non so cosa fare con la
compassione. La rappresentazione del dolore
è ciò che duole. Già si può aprire la finestra,
un momento, tutti i giorni, ed ascoltare
i clacson, il pomeriggio che esplode.
Preferisco non fare nulla, che è peggio.
 
L’ORDINE
 
Questo inevitabile vuoto
delle cose, la loro mancanza
di relazione con le nostre aspettative
e la speranza con le quali le
definiamo, non è un vuoto
passivo; sussurra, reclama che
la pietra continui ad essere pietra
che il verticale, l’istantaneo,
continui ad incidere senza violenza
sull’orizzontale. Quello che permane,
allora, resisterà con la pazienza
propria di ciò che è di altri, di ciò che ormai
non interessa, spiegandoci di nuovo
le prime lezioni affinché non
dimentichiamo mai che l’acqua
è la pietra più dura.
 
 
Le tre poesie di Mariano Peyrou qui proposte e da me tradotte provengono dalla raccolta Estudio de lo visible (Studio del visibile), uscito in Spagna nel 2007 presso la casa editrice di Valencia Pre-Textos. La libertà formale di Peyrou è una delle caratteristiche più significative del suo lavoro di scrittura, che segue una strada personalissima nell’ambito della poesia contemporanea spagnola, teso a "decostruire" le strutture poetiche tradizionali, utilizzando il monologo interiore, l’intreccio di conversazioni reali o oniriche, il flusso di coscienza, zumando poi su un oggetto, una parola, un gesto. Un procedimento che ricorda la école du regard, ma senza eccessi sperimentalistici e curando la musicalità del testo. 
Già nel precedente libro (più compatto e monotematico) La Sal pubblicato nel 2005 sempre da Pre-Textos (Il Sale, ora in uscita in Italia presso Raffaelli, in mia traduzione) emergeva come il senso di una ricerca estrema e appartata, che coinvolge i ricordi (la loro mutevolezza nella memoria, la loro potenza nell’incidere/bloccare il presente), il gusto dello sberleffo nel rifare la parodia, a parole, in versi, del linguaggio delle immagini, lo stesso che sta uccidendo la parola scritta. Se nella precedente raccolta era il dolore, percepito (ma senza masochismo) come il sale della vita, ciò che dà spessore alle proprie sensazioni, alla identificazione di un io sempre in movimento, o duplice, o in maschera, nella nuova raccolta è la stessa immagine, ovvero tutto quello che è visibile, e allo stesso tempo impossibile da scalfire, come l’acqua che "è la pietra più dura", a tracciare il solco di un libro che sorprende e affascina, soprattutto nella prima delle tre parti ("La hora verde").

Mariano Peyrou è nato a Buenos Aires nel 1971, ma con la sua famiglia si trasferisce a Madrid nel 1976, dopo il colpo di stato fascista, e qui tutt’ora vive. È sassofonista e si è laureato in Antropologia sociale. Ha pubblicato le raccolte poetiche: La voluntad del equilibrio (Fundación María del Villar, 2000), A veces trasparente (Bartleby Editores, 2004), La sal (Pre-Textos, 2005) e Estudio de lo visible (Pre-Textos, 2007). In Argentina sono state pubblicate due antologie della sua opera: De las cosas que caen (Bajo la luna, 2004) e La unidad del dos (EDUCC, 2004). Un’antologia bilingue dei suoi testi è appena uscita in Portogallo: O discurso opcional o brigatório (Averno, 2009).
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