È uscita in Messico l’antologia del poeta argentino Jorge Boccanera (1952), Libro del errante (Libro dell’errante, La Cabra Ediciones) con una introduzione di Carlos María Domínguez e una nota dello stesso autore. ll libro raccoglie poesie dei vari libri, fino all’ultimo e premiato lavoro Palma Real (2008), ma seguendo il filo rosso dell’erranza, dell’esilio, dell’inquietudine, del viaggio. Ne viene fuori uno stupendo lavoro, e originale, che poco assomiglia alle solite antologie esemplificative dell’opera di un grande poeta. Qui Boccanera compie un lavoro diverso, dà un taglio particolare alle sue scelte, puntando a costruire una nuova opera con materiali usati in altri libri, per questo poi l’antologia scorre bene e affascina: per la sua coerenza, per la compattezza dovuta a una mirata selezione. Nella Nota iniziale Boccanera scrive:Boccanera, Libro del errante
"In un porto di case basse i veri edifici sono le grandi navi. Ho trascorso la mia infanzia nel porto di Ingeniero White, tra marinai e pescatori immigrati. Questo luogo del sud, che prima si chiamava Porto della Speranza, era sempre pieno di navi che avevano l’ombra dei giganti. Visitavo il porto con mio nonno Santiago e mi sembrava di entrare in uno zoo di animali di ferro. Vedevo le navi simili a quei ferri da stiro neri, a carbone, che fumigavano dentro le case di zinco per dissimulare una povertà dignitosa (…). Per questo Il libro dell’errante voglio dedicarlo agli immigranti che abitarono in quel porto. Forse quel luogo, segnato dalla vita errante e da un vento dalle brusche movenze, mi portò un giorno a viaggiare, al di là della spinta del 1976 quando i militari presero il potere nel mio paese. La marca di questo mio nomadismo nasce da lì. Il viaggio mi portò via dal "confino domiciliare" e mi trasportò nel transitorio, nella tensione degli opposti, nel vagabondaggio (…) mi trasformò in un altro: andante, mobile. E questo è quel che circola nella pagine di questa antologia costruita con testi di vari libri che qui prendono un ordine nuovo secondo le rotte di chi abita uno spazio in continua mutazione".
Convergono nell’antologia vari personaggi, come il forestiero, l’emarginato, il desaparecido, l’insonne, lo straniero che scrive lettere che non invia; colui che si nutre del proprio smarrimento;  infine, il poeta che crede di ascoltare dei passi nella lingua vuota di una sordomuta: l’inarrestabile e vagabonda poesia.
 
Qui sotti alcuni testi da me tradotti da EL LIBRO DEL ERRANTE.
 
PARLANO GLI OCCHI DI NAZIM HIKMET
 
Sulla mia mano,
brilla la metà di una mela.
L’altra metà è collocata su un tavolo a mille chilometri da qui.
È impossibile mordere questa metà
senza che dolga il vuoto.
 
LETTERA DEL SUICIDA
 
Quel poco che ho vissuto
mi ha fatto perdere
troppo tempo.
 
SCOMPARSO
 
Parlano e parlano
di quelli
tutto il tempo
passa di bocca in bocca la parola
distrutta.
 
Parlano e parlano
di quelli
perché sanno
che se smettono
il silenzio
sanguina.
 
SOLITUDINE
 
Nessuno.
Come dire:
tutti dall’altra parte.
 
LO STRANIERO
 
Come un ululato il cuore.
Come un grido che pensa e si stordisce nella propria ignoranza.
Tutte le parole entrano in quel gesto.
(L’ululato di una scimmia, per esempio).
Ogni giorno, ogni ora, si stacca dal sogno e si getta nel vuoto, muore
e resuscita in un gioco che non ho avuto mai la possibilità di decidere.
Condannato ad essere soltanto un’ombra in mezzo al suo affanno,
ascolto la sua respirazione sotto i miei vestiti.
Russa come la foresta a mezzanotte.
 
Un estraneo, un ululato sepolto nel mio corpo.
L’ho visto disegnato sulle pagine di un libro.
Si chiama cuore.
Noi andiamo assomigliandoci, poco a poco.
Io non ho dieci dita nella mano.
Talvolta egli cammina come me.
 
Jorge Boccanera, Libro del errante (La Cabra Ediciones, Messico, pagg. 103, con una introduzione di Carlos María Domínguez)
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2 risposte a

  1. utente anonimo ha detto:

    Buongiorno!
    Mi sono imbattuta per caso in questo blog e con la mia grande gioia ho scoperto che non sono sola in questo mondo dove si pensa che nessuno legge piu’. Forse avrai il tempo di passare anche nel mio blog, anche se per il momento è tutto in albanese, per di piu traduzioni mie da vari autori italiani e non, ma ho intenzione di pubblicare su blog anche traduzioni dall’albanese in italiano, principalmente dei poeti o autori albanesi di rilievo o anche emergenti. Senz’altro ne avro’ bisogno di consigli per riuscire a trasmettere tutte le emozioni, la dolcezza e le sottigliezze dell’albanese in una lingua musicale che io amo tanto quanto l’albanese e continuo a studiarla da ormai 14 anni.

    Spero che questo sia l’inizio di una bella collaborazione seppur virtuale. 🙂

    Aida

  2. alexbrando ha detto:

    se traduce poesia dall’albanese all’italiano mi contatti:
    alexbrando@libero.it. ciao, alessio

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