Jorge Arbeleche, 40 poesie

L’esordio in poesia di Jorge Arbeleche risale al 1968, con la raccolta Sangre de la luz. Da quell’anno il Jorge Arbeleche, 40 poesiepoeta uruguayano ha pubblicato tanti altri libri di poesia, sulla poesia, ha insegnato la materia, la letteratura ispanoamericana. E l’anno scroso, in occasione della doppia ricorrenza – 65 anni di età e 40 anni di poesia – è stato ufficialmente festeggiato in Uruguay con un grande incontro di poeti, attori, musicisti e studiosi di letteratura che gli hanno reso omaggio con letture, interpretazioni, commenti critici e canzoni tratte dai suoi versi. Da qui l’idea dei curatori (Alessio Brandolini e Martha Canfield) di realizzare questo libro, 40 poesie di Jorge Arbeleche, che l’editore Michelangelo Camelliti (LietoColle) ha voluto inserire nella prestigiosa collana dedicata alla poesia straniera (AltreTerre), collanna che, anno dopo anno, si arricchisce dei nomi più signficativi della poesia straniera, spesso pubblicati per la prima volta in Italia (Boccanera, Courtoisie, Russotto, Boullosa…). Nella prefazione al libro Alessio Brandolini ("L’albero di Arbe") specifica che i curatori non hanno puntato a fare un libro delle "poesie più belle" del maestro uruguayano ma hanno provato a "ricreare" un libro di poesia utilizzando i materiali di Arbeleche, provando a dar voce – con l’oculata scelta dei testi e la traduzione –  alla voce stessa del poeta, ovvero a imprimere al libro la massima conpatezza e intensità possibile, riverberando in esso la poetica del maestro, il gusto letterario e sensuale, il largo respiro, quella scelta di un linguaggio colloquiale che si contrappone e/o si affianca a un linguaggio più alto, che sa inventare pregnanti neologismi o costruzioni sintattiche nuove che volutamente, talvolta, spezzano o rallentano il canto, come un nodo a una corda perfettamente tesa. Un libro di poesia, quindi, prima ancora che un’antologia poetica che prova a ri-donare nella lingua di Dante i passi, i ritmi, la levigata densità espressiva di questa intensa lirica. Aggiungono i curatori che "lavorando a fondo, e per mesi, sulla traduzione dei 40 testi, la poesia di Arbeleche ci è apparsa come un albero possente: con le sue radici, la spessa corteccia, i rami che unghiano nuvole e stelle".
La metafora dell’albero è una costante nella poesia di Arbeleche e ha una duplice valenza: come invito alla riflessione personale ("ascoltati crescere per essere albero"), profonda e radicale; come scoperta dell’altro, perché "solo insieme siamo il bosco". Altre componenti significative di questa poesJorge Arbelecheia sono quella dell’amore e dell’erotismo, quella della natura e dell’ecologia.
Questo libro è un piccolo omaggio a un grande poeta che con i suoi versi (i suoi rami) squarcia il buio e, così facendo, rende meno oscura la morte.
40 poesie si chiude con un lungo e incisivo saggio di Martha Canfield, "La casa della pietra nera" che analizza l’evoluzione poetica e la metrica di Jorge Arbeleche.

Jorge Arbeleche è nato a Montevideo nel 1943. Poeta e critico letterario, è stato per 25 anni professore di letteratura e Ispettore Nazionale del Ministero della Cultura. Ha ricevuto importanti premi di poesia e di critica in Uruguay, in Messico e in Spagna. Tradotto e pubblicato all’estero, è stato inserito nelle più importanti antologie della poesia ispanoamericana.
Nel 2006 è stata pubblicata una vasta antologia di tutta l’opera, El bosque de las cosas.

TATUAGGIO

Come se il vento soffiasse controfreccia
– pur non sapendo la giusta direzione –
come se il vento fosse strappato
come se nell’aria volassero su linee parallele
– e contrarie –
le radici i rami le rocce i ricordi
un cavallo leggero come un pesce
un uccello appesantito dal petrolio
come se nulla obbedisse a niente e a nessuno
e tutto fosse non più che un vortice un uragano
che all’improvviso inciampi arrampichi divori,
così
il dolore
come un tatuaggio
livella
trascina
il sangue esiliato.

(Un altro mare albeggia verso oriente
dietro le parole).

LA PAROLA

L’ultima espressione dell’amore
                                è l’oblio.

Il fine della parola
                        è il silenzio.

EQUAZIONE

Ti sento in me
come nel volo
l’aria
come nel fuoco
il volo
come nella roccia
il fuoco
come nel mare
la roccia
ti sento in me
come l’ape quando indora
col suo ronzio
la siesta dell’estate
come nella palpitante polpa del pomodoro
il rosso
come se nella carezza scoprissi
la tua pelle
dalla parte interna
ti sento in me
nella perfetta equazione
del pino con la sera
quando sale la musica nascosta
dall’antica radice fino al ramo spalancato

Jorge Arbeleche, 40 poesie (LietoColle, Faloppio, Como, 2009 – a cura di Alessio Brandolini e Martha Canfield, in copertina e all’interno due opere di Miguel Fabruccini, pagg.149, euro 13,00).

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