Interno 8

Interno 8 (Il Filo, 2008) segna l’esordio letterario di Monica Bartolini (Roma, 1964) che avviene all’insegna del giallo classico, quello logico deduttivo. Il breve romanzo ha inizio la notte di capodanno alle 2,45 quando squilla il telefono  di casa del maresciallo dei carabinieri Piscopo e gli viene svelato un omicidio al numero 25 di via PasquMonica Bartolini, Interno 8ale Bruni. La vittima è una donna, la stimatissima professoressa Martalò. Le indagini del maresciallo si svolgono all’interno del condominio apparentemente tranquillo, perché da subito appare chiaro che l’omicidio è maturato in questo stabile e l’assassino, probabilmente, è uno dei condomini.
I capitoli scandiscono i sei giorni dell’indagine e, insieme, la messa a fuoco delle famiglie che vivono nel condominio, ciascuna con i propri drammi, problemi, ambiguità, tradimenti. L’occhio narrante entra come una telecamera in queste abitazioni, ne registra gli ambienti, i volti, le espressioni, i gesti in una narrazione molto filmica e veloce.
Non a caso, alla fine, viene in mente il film spagnolo La comunidad di Álex De la Iglesia (con una strepitosa Carmen Maura). Solo che la scrittura in prosa necessita di un maggior approfondimento dei caratteri, vista l’assenza dell’immagine, dell’inquadratura. Allora se è vero che Interno 8 si legge tutto d’un fiato come è scritto nella quarta di copertina è pur vero che il lettore dovrebbe avere (godere) dei momenti di respiro, di tregua per poi infilarsi meglio nei meandri della storia, per esserne rapito o sconvolto o quello che sia. Qui tutto è rapido, anche se l’ingranaggio noir è ben costruito, coerente e non banale. Non guasta alla storia il finale a sorpresa, strettamente legato ai risvolti esistenziali e metafisici di questa storia, fin troppo esplicitati dagli esergo messi all’inizio di ogni capitolo, citando gli autori amati dall’autrice (Kafka, Blake, Sciascia…). Ma la brevità del romanzo (poco più di cento pagine) non permette un flusso più denso, più articolato.
Di Monica Bartolini avevo letto qualche anno fa un paio di racconti e li avevo apprezzati per la rapidità e precisione di linguaggio che qui sostiene la storia: con la freschezza e la briosità dei dialoghi e gli innesti dialettali, che donano spessore umano e psicologico al personaggio principale della storia, il maresciallo dei carabinieri Nunzio Piscopo.

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