Mario Benedetti, Pitture nere su carta

Il nuovo libro di poesia di Mario Benedetti (Udine, 1955) arriva a distanza di quattro anni dal precedente Umana gloria (2004) che ne aveva rivelato l’originalità e la forza espressiva, e quei versi larghi ne avevano decretato il successo, se non di pubblico, di premi e – soprattutto – l’attenzione e la partecipazione critica. Ma come capita ai buoni poeti qui, in Pitture nere su carta (Mondadori, 2008) Benedetti spariglia i fogli sul tavolo e cambia registro: fa un libro difficile e oscuro, a tratti quasi violento. Come se la parola e il verso fossero stati frantumati dal dolore e dal tempo, dagli incubi. Quindi alla fine ci si tingono gli occhi di nero, nonostante i tanti colori citati. “Reliquai” e “Smalti” e, Benedetti, Pitture nere su cartainfine, “Lacrime” sono tra le sezioni di questa raccolta, giusto per dare un’idea. Come se il titolo fosse sostanzialmente ribaltato, ovvero: segni bianchi (bagliori e allucinazioni) su una lastra totalmente nera (buia, oscura), come in una acerrima lotta contro il nulla, il disfacimento. Ci sono le ossa e i profili dei morti, in questa poesia di detriti e di scaglie. Soltanto verso la fine il canto si scioglie, torna ad aprirsi nella breve sezione delle “Supernove”, come se qualcosa fosse esploso e poi, dalle macerie, si snodasse, finalmente, "il nuovo": più fresco e luminoso (“Candida rosa, fiore maturo / la mente sospesa dal corpo si snoda”) e aumentasse, di conseguenza, la percezione dei “frammenti nel nero”.  Forse per via di un voluto (necessario) distacco dai ricordi, dalla memoria, di un faticoso assorbimento del passato, delle macerie. Così, nei due “capitoli” (in tutto sono otto) torna un verso più generoso e ampio, proiettato verso il futuro: “Voglio non essere muto, potendolo, in una voce nuova”. Ecco, probabilmente era tutto necessario: il rimescolamento in se stesso, nel passato, nei morti, nel dolore ha reso possibile questo nuovo momento (o passaggio) verso la "voce nuova". Qui, in questi due capitoli ci sono le poesie più belle di questo libro, ma rese forti e “necessarie” da tutto quello che viene prima, dai quei triti, cupi ed essenziali versi delle precedenti sezioni.
Il nuovo libro di poesia di Mario Benedetti sembra un romanzo sprimentale in versi in otto brevi capitoli, bene articolato e costruito, dove l’ispirazione poetica si affianca a un raziocinante lavoro di meditazione e riflessione sui sogni (e i segni), sugli spasmi del corpo.

Mario Benedetti, Pitture nere su carta (Mondadori, Collana Lo Specchio, Milano 2008, pp. 114, euro 14)

Alessio Brandolini

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