Eugenio Montejo, in ricordo

Eugenio Montejo è morto ieri a Caracas, Venezuela, dove era nato nel 1938. Nel 2006 in Italia era uscita una vasta antologia pubblicata da Le Lettere e dalle Ediciones del Fòndaco, a cura di Martha Canfield e traduzione di Luca Rosi. Il titolo dell’antologia è La lenta luce del tropico, e il libro è impreziosito da una lunga intervista che, per l’occasione, Marina Gasparini Lagrange aveva fatto al grande poeta venezuelano.
L’esordio in poesia di Montejo risale al 1967, con Élegos, seguito da Muerte y memoria (1972). Nel 1978 pubblica la raccolta centrale Terredad, dove il suo intenso rapporto con l’ambiente e la terra si fonde a temi esistenziali e filosofici. Molto importante è anche la successiva raccolta: Trópico absoluto (1982). Inziano a uscire varie antologie della sua poesia, i suoi libri a farsi conoscere anche all’estero e Montejo ad essere insignito d’importanti premi e riconoscimenti. Nel 1997 esce la raccolta Adiós al siglo XX e, due anni dopo, l’importante libro Partitura de la cigarra (pubblicato in Spagna) e poi, nel 2002, Papiros amorosos. Accanto ai libri di poesia, ci sono poi quelli di saggistica.

Una poesia, quella di Eugenio Montejo, molto fedele a se stessa nel corso di quattro decenni. Il suo è un mondo d’alberi e d’umili animali: una complessa "semplicità" taoista che sa godere delle cose essenziali. Egli riesce a recuperare materiali poetici dalle piccole cose e li impasta con le sue mani, li affianca alle pietre, agli alberi, alla neve, ai nostri antenati e ricuce (con la poesia!), il filo della storia, unisce il presente al passato. Un mondo declamato a bassa voce, sempre con un tono sobrio, spesso accorato e sofferto ("invano mi attardo a decifrare / l’alfabeto del mondo"), e con quei versi che stanno lì, al centro della sua poetica, e che mi si sono impressi a fuoco nella mente: "La poesía cruza la tierra sola, / apoya su voz en el dolor del mundo". Per questo poi la sua poesia (avidamente letta e riletta) si trasformò per me  in una grande lezione di vita e di poesia, e lo rimane tutt’ora.
Per mesi e mesi ho intessuto un fitto (e anche sofferto) dialogo con la sua poesia che si intrecciò alla mia, i suoi versi mi vennero in soccorso (con la loro forza e la loro suadente dolcezza) in un tetro periodo di solitudine poetica, nonostante la lontananza e il fatto che non ci siamo mai conosciuti.
Così sono venuti fuori i testi poetici di "Tevere in fiamme (20 asterischi per Eugenio Montejo)", usciti sul
numero 5 di "Fili d’aquilone"  (gennaio-marzo 2007) e che l’amica Marina Gasparini Langrange aveva poi rigirato allo stesso Montejo: lui desiderava leggerli in spagnolo e si stava progettando, qui in Italia, la pubblicazione bilingue di quel mio poemetto. 

Qui sotto una mia poesia da Tevere in fiamme, piccolo omaggio da Roma al grande poeta di Caracas.

     *

                                                                            a Eugenio Montejo

La città eterna ci rovina addosso, non bastano le palafitte
né il verde profumo della savana. Ai tropici fa freddo
e a volte cadono persino grappoli di neve.
Sono stato sotto i ponti e ho visto le tenebre
le croci, il fiume tagliato in due dall’oceano dei liquami
il tatuaggio di nuvole sulla pelle strappata alle lucertole.

Crolla addosso la pioggia di settembre
i conflitti sul lavoro con le scimmie ammaestrate
i pugni allo stomaco dati e ricevuti
la manciata di chiodi che segnano il percorso
gli alberi strappati alla terra, le menti telecomandate.

     La ripresa del sogno
     perso al volo, in salita
     bagna il becco nel nero delle strade
     nella calma dei buoi che trascinano
     le foglie dei platani, degli ulivi
     persino dei banani dove sta scritta la vita.

I lampi sinistri del Tevere illuminano gli sfregi sul volto della Terra.
Nel paesaggio saldo e assoluto delle rovine che ci rotolano addosso
oggi trovo un canto e ti vengo incontro (se posso, se me lo permetti)
negli occhi la luce sfibrata e tenera di Roma
sulle sponde le pietre del fiume. E questa voce che alla tua s’affianca.

Alessio Brandolini

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4 risposte a Eugenio Montejo, in ricordo

  1. utente anonimo ha detto:

    OT ma necessario

    purtroppo ieri sera 9-6-2008 il creatore del blog maria strofa carlo berselli di carpi (mo) è morto improvvisamente.
    un grande dolore acuto per chi lo conosceva e lo apprezzava, anche col suo carattere spigoloso.
    morris morris4@katamail.com

  2. FedericoP ha detto:

    Morris, grazie per averci avvertito.
    La maggior parte di noi “Libri In Testa” conosceva – anche se solo internettianamente – Maria Strofa.
    E’ sicuramente una notizia tristissima.
    Ti dico che per tutto ieri ho sperato che si trattasse di un incredibile scherzo organizzato dalla mente geniale di monsieur Berselli.
    Purtroppo, invece, è tutto vero.

  3. elviocipollone ha detto:

    questa notizia è assai triste. in ricordo delle polemiche, dei sarcasmi, delle punzecchiature a volte esilaranti altre magari pedanti ma sempre sapienti e bene informate che ci siamo scambiate ai tempi su it.cultura.libri e su it.arti.scrivere lascio qui il mio tributo a mariastrofa. ciao ciao

  4. medioborghesi ha detto:

    Nel peggior bar di Caracas.

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