Jane Austen, Lettere

Let the Portamans go to Ireland, bur as you know nothing of the Manners there, you had better not go with them. You will be in danger of giving false representations. Stick to Bath & the Foresters. There you will be quite at home.

 

Manda pure i Portman in Irlanda, ma, giacché tu non sai nulla degli usi di laggiù, faresti meglio a non accompagnarli: correresti il rischio di fare degli errori nelle descrizioni. Resta fedele a Bath e ai Forester. Lì sarai a casa tua.

 


 

You are now collecting your People delightfully, getting them exactly into such a spot as is the delight of my life; – 3 or 4 Families in a Country Village is the very thing to work on – & I hope you will write a great deal more, & make full use of them while they are so very favourably arranged.

 

Ora stai radunando benissimo i tuoi personaggi, manovrandoli proprio in uno di quei luoghi che sono la mia delizia: 3 o 4 famiglie in un paesino di campagna sono il materiale giusto su cui lavorare, e spero che scriverai molto di più e che li sfrutterai fino in fondo, ora che li hai sistemati in modo così favorevole. 


Devereux Forester’s being ruined by his Vanity is extremely good; but I wish you would not let him plunge into a “vortex of Dissipation”. I do not object to the Thing, but I cannot bear the expression; – it is such thorough novel slang – and so old, that I dare say Adam met with it in the first novel he opened.

Che Devereux Forester vada in rovina a causa della sua vanità va benissimo, ma vorrei che non lo facessi precipitare in un “vortice di dissipazione”. La cosa in sé non mi spinge ad alcuna obiezione, ma è l’espressione che non sopporto: è troppo tipica del gergo romanzesco e così vecchia che immagino che Adamo vi si sia imbattuto nel primo romanzo che ha aperto.  

 

Da tre lettere alla nipote Anna Austen (10 agosto, 9 e 28 settembre 1814), che stava scrivendo un romanzo e inviava man mano alla zia il suo manoscritto.

I am quite honoured by your thinking me capable od drawing such a Clergyman as you gave the sketch of in your note of Nov: 16. But I assure you I am not. The comic part of the Character I might be equal to, but not the Good, the Enthusiastic, the Literary. Such a Man’s Conversation must at times be on subjects of Science & Philosophy of which I know nothing – or at least be occasionally abundant in quotations & allusions which a Woman, who like me, knows only her own Mother-tongue & has read very little in that, would be totally without the power of giving.

Sono molto onorata del fatto che mi ritenete in grado di ritrarre un ecclesiastico come quello da voi abbozzato nel vostro biglietto del 16 novembre. Ma vi assicuro che non lo sono. Del lato comico del personaggio potrei essere all’altezza, ma non di quello buono, fervente e dotto. La conversazione di un uomo come questo deve, a volte, vertere su argomenti di scienza e filosofia, di cui io non so nulla; o almeno, di tanto in tanto, deve abbondare in citazioni e allusioni che una donna la quale, come me, conosce solo la propria madrelingua e, anche in quella, ha letto molto poco, non sarebbe assolutamente in grado di riportare.


 

You are very, very kind in your hints as to the sort of Composition which might recommend me at present, & I am fully sensible that an Historical Romance, founded on the House of Saxe Cobourg might be much more to the purpose of Profit or Popularity, than such pictures of domestic Life in Country Village as I deal in – but I could no more write a Romance than an Epic Poem. – I could not sit seriously down to write a serious Romance under any other motive than to save my Life, & if it were indispensable for me to keep it up & never relax into laughing at myself or other people, I am sure I should be hung before I had finished the first Chapter. – No – I must keep to my own style & go on in my own Way; And though I may never succeed again in that, I am convinced that I should totally fail in any other. –

Siete molto, molto gentile, quando mi suggerite il tipo di composizione che, al momento, potrebbe mettermi nella luce migliore, e io sono pienamente consapevole del fatto che un romanzo storico, fondato sulla Casa di Sassonia-Coburgo, potrebbe essere molto più utile, sia dal punto di vista dei profitti che da quello della popolarità, di quei quadretti di vita domestica, ambientati in paesini di campagna, di cui mi occupo io. Ma non riuscirei mai a scrivere un romanzo storico, così come non riuscirei a scrivere un poema epico. Per nessun motivo potrei mettermi seriamente a scrivere un romanzo serio, se non per salvarmi la vita; e, se fosse indispensabile rimanere imperturbabile e non lasciarmi mai andare a ridere di me stessa e degli altri, sono certa che verrei impiccata prima di finire il primo capitolo. No, io devo mantenermi fedele al mio stile e andare avanti a modo mio: anche se forse così non avrò mai più successo, sono convinta che, per qualsiasi altra via, fallirei completamente.

Da due lettere al reverendo James Stanier Clarke (11 dicembre 1815 e 1° aprile 1816), Bibliotecario del Principe Reggente, che insisteva a suggerire alla Austen soggetti per i suoi romanzi.

 

Jane Auste, Lettere

Jane Austen, Lettere, a cura di Malcom Skey, traduzione di Linda Gaia, Theoria, Roma, 1997

Gli originali sono da: Jane Austen’s Letters, edited by Deirdre Le Faye, Oxford University Press, 1997 (lettere 104, 107, 108, 132D e 138D).

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