Se il mio romanzo dopo un mese è già vecchio

Riporto l’inizio e la fine di un articolo firmato dallo scrittore spagnolo Javier Marías e apparso su «La Repubblica» di oggi.

Javier MaríasQualche tempo fa il mio amico libraio Antonio Méndez, spossato dall’inondazione di novità editoraili che gli arriva ogni giorno e che trasforma la sua professione in un perpetuo aprire casse, tirar fuori libri, collocarli e restituirli – più che leggerli, raccomandarli e venderli – mi ha detto, riferendosi al mio ultimo romanzo, uscito il 24 settembre: «Un libro uscito un mese e mezzo fa è già preistoria». Quel romanzo (Veneno y sombra y adiòs) ha 700 pagine, è il terzo volume di un’opera che complessivamente ne conta quasi 1.600 e che ho cominciato a pubblicare cinque anni fa.

(…)

Com’è possibile che a volte servano anni per "produrre" quello che il destinatario non solo "consumerà" in un paio d’ore – un film – o in una settimana – un romanzo lungo – ma che per di più, nell’atto di consumarlo, lo relegherà alla sacca fagocitatrice del "già antico"? O forse le domande da porsi sono queste: perché c’è ancora domanda di opere create in questo modo? E perché le facciamo?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Se il mio romanzo dopo un mese è già vecchio

  1. giuseppeierolli ha detto:

    Non ho capito la domanda finale. Quella che sembrava conseguente alla premessa era: “perché i libri, ma anche altre cose, si consumano così in fretta?”. La risposta che viene subito in mente è che il mondo attuale, almeno nella sua parte più benestante, ha subito una notevole accelerazione, in tutti i campi, oltre a essere molto più ricco di informazioni e stimoli di varia natura. Da qui mi sembra ovvio dedurre che anche la letteratura e l’arte in generale subisca questa accelerazione. Se sia un bene o un male trovo difficile dirlo, anche perché l’individuo può comunque ritagliarsi un suo spazio di lentezza, se vuole. Poi magari, senza scomodare Vico, ci sarà un periodo di decelerazione, di ritorni più o meno modificati, e librai e lettori potranno riposarsi. Io mi trovo bene anche così, ma forse è perché tendo a preferire la scelta nell’abbondanza piuttosto che lo spilluzzicamento nel risicume. Certo, molto di quello che si produce può non riuscire ad afferrare il salvagente e andare, ingiustamente, a fondo, ma credo che succedesse anche prima, quando c’era meno gente in acqua ma anche meno salvagenti.

  2. FedericoP ha detto:

    Neanche io ho capito la domanda finale (è uno dei motivi per cui ho postato il pezzo nella speranza che ne nascesse un dibattito): o meglio, la domanda finale trova la sua risposta nella domanda precedente. E dunque: noi facciamo opere in questo modo perché c’è ancora domanda di opere così fatte.
    La vera questione, ora, è: perché c’è ancora domanda di opere create in questo modo? Beh, io penso che chi fruisca delle opere questo problema non se lo ponga proprio. Magari può restare ammirato nel venire a sapere che un libro/un film/un dipinto hanno richiesto anni di lavoro, ma il punto è che il fruitore, in genere, viene a conoscenza di questi dettagli dopo aver conosciuto l’opera.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...