Attila József

Ogni tanto rintraccio qualche pubblicazione dedicata al dimenticato poeta ungherese Attila József, e me la porto a casa. L’ultimo libro è questo Poesie scelte (2005, Lithos), e non a caso il lavoro è stato realizzato con il sostegno del Patrimonio Culturale Ungherese, in occasione del centenario della nascita del poeta, nato a Budapest nel 1905 e morto suicida nel 1937: tutta la sua poesia uscì postuma nel volume Tutte le poesie e le traduzioni poetiche (1938). 
Attila József non ebbe certo una vita facile: nacque in miseria e sopravvisse facendo un’infinità di lavori, riuscì a studiare anche all’università ma a costo di sacrifici enormi. Partecipò con fervore e convinzione alle lotte del movimento operaio, ma ne fu cacciato perché non del tutto "allineato".
Nelle sue poesie circola un’aria di profonda rivolta sociale e anche (e sopratutto) esistenziale, come una ricerca di una vita più profonda, l’ansia di costruire un’intesa con i propri simili più autentica, più forte e legata – e sostenuta – dall’amore.
Il volume delle Poesie scelte, pur meritevole per l’ampia scelta e la traduzione affidata al poeta unghere di lingua italiana Tomaso Kemeny, non è ben curato, sembra fatto di corsa per via dei tanti refusi, delle molte incongruenze di traduzione che ne frenano la lettura. 
Si spera in un lavoro più raffinato (sono convinto che József lo meriti), fatto con calma e con la necessaria pazienza nelle ricostruzione metrica e sonora, senza dover attendere il centenario della morte. Magari riproponendo anche l’ammirevole poemetto che gli dedicò Ferenc Juhász nel 1963, Sulla tomba di Attila József.

COME UN BAMBINO

Come un bambino che giurò vendetta
e diede fuoco alla casa paterna
e ora è invaso dall’estraneità
come da nebbia, e solo sul petto
di lui, bersaglio della sua rivolta

potrebbe sfogarsi in lacrime, mostrare
sul volto buio un sorriso libero,
così mi sforzo senza speranza
di ritrovare le mie lacrime virtuose.

Ho incenerito il mondo nel cuore
e non vi è parola buona che mi redima,
rannicchiato non aspetto che il miracolo,

che venga qualcuno a perdonarmi
e mi sappia dire bene cosa
mi si deve perdonare
in questa tana di lupi.

(1935)

*

Ti lacero come la bufera il bosco.
Devi gemere e stormire. Bada: è un combattimento.
Non spezzarti, perché le mie lacrime amare
non sgorghino sul tuo tronco mutilato.

Il desiderio prosciuga, come la calura il ruscello.
L’amore scaturisce sempre più dal profondo.
Non vorrei calare, perché le tue amare lacrime
non formino nel tuo grembo sfrenato un mare.

(1937)

*

Non ho più nulla da spartire,
la mia parola è muffa in dissoluzione.

Sono come il freddo,
chiaro e aspro.

(1937)

Attila József, Poesie scelte (Roma, Lithos, 2005, a cura di Nóra Pálmai – traduzione di Tomaso Kemeny, pp. 191, euro 10)

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3 risposte a Attila József

  1. weirde ha detto:

    Molto bello questo blog, ti aggiungo ai miei link

  2. utente anonimo ha detto:

    gran poeta. pensavo che nessuno se ne ricordasse. bene.

  3. utente anonimo ha detto:

    É uscito uno nuovo ma non so come sia:
    Il mendicante di bellezza
    di József Attila – Il Faggio – 2008

    (in piu il vecchio Mondadori: Poesie. 1922-1937
    di József Attila – Mondadori – 2002
    Prezzo: € 6.80 )

    Lontra

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