Cronaca dell'incontro su Morte a credito di Céline

A volte le parole vorrebbero correrre… si fatica a tenerle, farle scorrere lungo il tragitto immaginato… c’è un’urgenza in quei casi che vince, è inutile porle argini… basta solo il via, alzare la bandiera, dare un nome all’evento e lasciarsi andare…

è così con Céline, è così soprattutto con Morte a credito… ognuno aveva tante cose da dire o da far dire e la discussione è stata ricca, fluente, a trattti agitata, sempre propositiva, aneddoti critiche narrazioni biografie…

io ho semplicemente salutato, detto che avremmo parlato di Morte a credito di Céline, letto la prima pagina e via… sono seguite numerose osservazioni sullo stile… parlato, delirante, folle, avvincente eppure calcolato… la visione catastrofica del mondo che nega qualsiasi forma di riscatto… l’esasperazione verbale come mezzo per restituire verità ai personaggi… e poi parigi… le bois de boulogne, l’arc de triomphe, la senna, le passage choiseul, rue de rivoli, place vendome, l’operà, le rive gouche e les tuileries… quella volta dell’invasione barbarica letta da Pino che poi lancia la sfida: ogni pagina è grande, ditemi un numero, 8, e legge pagina otto, datemene un altro, 48, e legge pagina quarantotto…

e la memorabile traduzione di giorgio Caproni amata da molti ritenuta superata da Fiamma…

tutte (tante) le cose scritte su Céline dagli altri scrittori alcuni di grido anche moderni, ce ne ha dato un assaggio Federico… l’antisemitismo dell’autore ricordato da Alessio inquadrandolo storicamente, riportando un breve tratto delle bagatelles… l’infatuazione per la politica hitleriana e quanto e se le vicende storiche dell’artista contino sul giudizio e la grandezza dell’opera…

è indubbio che Céline abbia una interpretazione viziata del mondo, ma sta lì la sua valenza individuale, unica, geniale?… per lui la realtà logica oggettiva è inaccessibile e dunque il rifugio nei sogni simboli deliri… scrittura di derivazione autobiografica, anch’egli era un respinto, un disadattato…

e gli interventi del pubblico, numeroso, sala piena, posti in piedi, si susseguono… è solo il tempo che ci impone un limite… infine una signora del pubblico chiede il nome di ciascuno di noi e ci salutiamo… e sento il bisogno di dirle che non siamo al completo, che mancava Michele per impegni imprescindibili. ciao

 

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Informazioni su elvio cipollone

Nato nel 1954 alle Cese, un paese della Marsica in provincia dell'Aquila, vivo e lavoro a Roma. Nel 1998 ho pubblicato il romanzo "Una sera d’inverno", ora disponibile nella seconda versione col nuovo titolo "Un filo di fumo sopra la neve". Nel 2003 "Crac", ora disponibile nella seconda versione col nuovo titolo "Il grande crac". Dal 2003 sono socio fondatore de I Libri In Testa: gruppo di provocazione letteraria volto alla promozione della lettura attraverso reading a tema. Dal 2006 collaboro alla rivista on line d'immagini, idee e Poesia: Fili d'aquilone. Nel 2008 il primo libro di poesie: "Rivoli e Amori", nel 2010 il secondo: "Isole e Terre rare". Il terzo romanzo: La stanza dei segni, è in fase di revisione editoriale. elcip@libero.it
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5 risposte a Cronaca dell'incontro su Morte a credito di Céline

  1. winyan ha detto:

    Salve, credo purtroppo che, ancora una volta, il tempo sia stato insufficiente per approfondire il libro di Celine, peccato perché tutto poteva far presagire un ampia discussione.
    Vi dico alcune cose che mi sono venute in mente durante la lettura dei suoi libri,e durante la serata di sabato. Premetto che ho provato anche ad affrontare la lettura della trilogia del nord e che mi sono fermata , se non sbaglio, verso la fine del secondo libro, troppo ostica la sua lettura, troppo spezzettato il suo discordo che perde completamente la struttura di una narrazione e si fa pensiero trasposto in parola scritta, questo, almeno, per quanto riguarda la mia capacità di percepirlo.

    Ritornando ai suoi due libri più famosi, la sua scrittura, che sembra buttata lì con un impulsività estrema per i canoni normali di una struttura narrativa, so che fu da lui minuziosamente ragionata e ricercata dal vivo e mai resa di getto, il suo intento era quello di rendere l’effetto del parlato, ma dopo aver analizzato parola per parola ” effetto per effetto”…
    i famosi tre puntini a me hanno sempre fatto pensare ad una struttura musicale, ( ha molto ritmo infatti la narrazione, la lettura fatta da Giuseppe lo rendeva pienamente) in cui la frase non termina mai se non con un accordo in sospeso, mai conchiudendosi su un accordo di tonica.

    qualcuno ha detto, almeno mi pare, che Celine fosse avulso dalla realtà..a mio parere è vero il contrario, lui aveva le mani in pasto nella realtà, quella più materiale, il suo mestiere di medico lo metteva a contatto con le viscere del corpo umano, il suo essere scrittore con le viscere della mente….i suoi romanzi sono l’urlo dolente dell’umanità che non conta, che passa la vita nello “sgobbo”, che muore sui campi di battaglia, che non ha speranza; raccontano la miseria di una vita di stenti e di fatica che si risolve nella miseria del pensiero, nell’acredine, nella rivalsa su chi è ancora più debole, nella ricerca di capri espiatori;
    sintetizzerei dicendo che Celine ha uno sguardo pietosamente cinico sulla realtà, una realtà di cui si preferirebbe non parlare, non sapere.

    Per stile e sostanza C. rimane secondo me unico, outsider completo, dai suoi libri si respira il fiato marcio di un umanità senza via di scampo, si sente il rumore di una società che incrementa come umus questo marciume, che su questa miseria compie i suoi misfatti ed erge i suoi privilegi, che cresce su questo dolore, ( mi viene in mente adesso la scena finale di Gangs of New York quando il protagonista guarda da fuori la città ancora fumante dei roghi della rivolta e della repressione e su quelli e su tutto quello che la città era cresce la NY dei grattaceli);
    nessuno prima di lui aveva descritto in modo così diretto tutto ciò, Celine se ne frega e si butta alle spalle tutta la letteratura europea e va avanti per la sua strada.

    Io, personalmente preferisco Viaggio al termine della notte perché più ampio lo sguardo dell’autore, più vasta la materia narrativa; non so pronunciarmi sul suo antisemitismo e sulla sua fascinazione verso il nazismo, ma quello che lui scrive, il suo grido di rivolta supera, per me, tutto questo.

    Per quanto ne so, credo che Bagatelle per un massacro, che non ho letto, sia stato ritirato dalla sua famiglia dal mercato editoriale, invidio molto la copia in vostro possesso!!!

    Ah ancora una cosa e poi, scusandomi per averla fatta troppo lunga, finisco…
    Quando si è parlato dell’influenza di Celine sugli scrittori a lui successivi, mi sembra giusta la menzione fatta di Miller, io aggiungerei, non so quanto opportunamente, Boris Vian.

    Augurandovi una buona lettura e un buon lavoro
    Saluto voi tutti ,
    ciao
    maria

  2. giuseppeierolli ha detto:

    Maria, hai fatto benissimo a dilungarti, questo spazio può servire anche a questo: allungare un po’ le nostre serate, che durano necessariamente poco rispetto a quello che ci sarebbe da dire.
    Molto interessante quello che dici sulla musicalità dei tre puntini celiniani. La tua considerazione finale: “la frase non termina mai se non con un accordo in sospeso, mai conchiudendosi su un accordo di tonica.” mi ha fatto pensare al Tristano wagneriano, dove bisogna aspettare la triade perfetta di si maggiore che chiude l’opera per tirare il fiato.
    Chissà in che tonalità è la frase finale di Morte a credito: “No, zio.”

  3. utente anonimo ha detto:

    Veramente intollerabile lo stile Celiniano con cui Cipollone fa relazione della serata.

    Firmato: Un libro in testa dissidente.

  4. FedericoP ha detto:

    Su “Repubblica” di oggi paginona dedicata a Celine, o meglio al corposo epistolario appena pubblicato in Francia.
    Sembra veramente che – almeno oltralpe – stia (ri)scoppiando una celinemania.

  5. winyan ha detto:

    Interessante l’eventualità proposta da te Giuseppe,mi piacerebbe avere le capacità e le competente per poter ipotizzare una tonalità per il ” No zio”;
    aggiungo un’altra cosa a cui i famosi tre puntini mi avevano fatto pensare: il linguaggio orale trasposto in scrittura non può far conto dell’inflessione, della modulazione della voce, del prendere respiro tra una frase e l’altra, che non siano magari/anche questo?
    ciao
    maria.

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