Sbaraglia, I sogni e gli spari

A trent’anni esatti di distanza sono molti i libri usciti sul fatidico ’77. Un anno cruciale, di svolta e di crisi, forse negativo: segnando la fine dei sogni nati con il ’68 o, più precisamente, agli inizi degli anni ’60. Poi tutto degenerò in violenza e si passò agli spari, e furono in molti a cadere, a fuggire all’estero, a finire in galera. Infatti il libro di Emiliano Sbaraglia s’intitola proprio così: I SOGNI E GLI SPARI – Il ’77 di chi non c’era (Azimut, 2006). Io c’ero, nel 1977, e all’Università di Roma ricordo tensione e paura, ma anche fermento e tante idee e la voglia di conoscere e capire. Ora tutto sembra più stazionario, come paralizzato, e si è creato un distacco spaventoso tra i giovani e la politica, tra i giovani e la realtà in cui vivono. In quell’anno, al contario, che gran casino! quante manifestazioni, lotte, idee, e l’esplosione delle radio private che allargano le piazze e le uniscono (le "radio libere", con Radio Alice nella Bologna di Marconi e, a Roma, Radio Città Futura e Radio Onda Rossa, e tante altre), della musica rock, i raduni a Milano a Parco Lambro, il movimento femminile che si rafforza, la fantasia un po’ folle degli indiani metropolitani, le centinaia di riviste (e non solo nelle grandi città), i fogli ciclostilali, le nuove case editrici, Lotta continua,  la "controinformazione"… ma anche la droga, la violenza che cresce giorno dopo giorno, anche per via d’uno scollamento enorme tra i partiti di sinistra e il Movimento del ’77 che tante cose vorrebbe cambiare. Chi non ricorda l’episodio di Lama cacciato dall’università di Roma il 17 febbaio 1977? Forse un modo ben studiato per tracciare un solco profondo tra gli studenti e gli operai, i lavoratori. Un Pci che cresce e non dà frutti, come un albero gigantesco, ma sterile. Ci si sente delusi, orfani, si grida al tradimento, sui muri appaiono scritte del tipo "Enrico e Giulio uniti nella lotta". Allora nascono e si moltiplicano gruppi e sottogruppi extraparlamentari, poi la deriva armata, la P38.
Quello che non sono riuscito a capire di quell’anno è perché la fine d’una utopia (la fantasia al potere, la rivoluzione democratica, le comuni ecc.) abbia generato un’altra utopia: quella di compiere una rivoluzione sociale e politica usando le armi. Cioè la morte. Forse fu un colpo di coda (e di follia): la voglia di tenere in piedi comunque quel sogno, magari con gli spari. Che però non erano fuochi d’artificio. Ecco la deriva armata, che come si sa coinvolse anche l’estremismo di destra e i servizi segreti (più o meno deviati, che potremmo definire "estremismo di stato"). La strategia del "colpo sul colpo". Il rapimento di Aldo Moro con l’eliminazione dei cinque uomini di scorta il 16 marzo 1978, lo stesso giorno della fiducia al IV governo Andreotti ("governo delle astensioni"): un monocolore Dc che segna l’inizio di  quel compromesso storico voluto da Moro, ma con ben altre intenzioni, e il ritorno del Pci nell’area governativa dopo trent’anni di opposizione. E a maggio il corpo dello statista ritrovato in via Caetani, tra via delle Botteghe oscure (sede Pci) e piazza del Gesù (sede Dc), lo stesso giorno dell’uccisione di Peppino Impastato (ma la mafia era a conoscenza che il ritrovamento del corpo di Moro sarebbe avventuo proprio quel giorno?). E poi la miscela di tritolo e T4 che fece saltare in aria la stazione di Bologna il 2 agosto 1980, con i suoi 85 morti e 200 feriti. Sono fatti collegati? Invito Emiliano Sbaraglia, così preciso e documentato e dotato di chiarezza espositiva, a scrivere un libro, dopo questo sul ’77, dedicato al ’78 o, meglio ancora sul triennio (gli anni bui della Repubblica italiana) 78-80.
Allora: dopo i sogni gli spari. E dopo gli spari il silenzio?
Nell’ultimo dei tre capitoli dell’agile, eppure sempre preciso e documentato I sogni e gli spari, Emiliano Sbaraglia sottolinea proprio questo dato di fatto quando scrive: “il rassegnato nichilismo che progressivamente si impadronì del Movimento del ’77, in molte sue peculiarità anticipava l’attuale senso di impotenza esternato dalle nuove gioventù, attraverso un atteggiamento di pressoché totale indifferenza verso ciò che viene deciso per loro e accade intorno a loro”.
Speriamo di no, speriamo in un risveglio. E un ritorno dei sogni, magari realizzabili, da costruire con passione giorno dopo giorno. 

Emiliano Sbaraglia, I sogni e gli spari – Il ’77 di chi non c’era (Azimut, Roma 2006, pagg. 127, € 9,90)
 
Emiliano Sbaraglia è nato a Frascati, dove vive, nel 1971. È dottore di ricerca per la cattedra di Letteratura italiana dell’Università di Roma Tor Vergata. Autore di un saggio-intervista sulla figura di Piero Gobetti (Cento domande a Piero Gobetti, 2003) e di uno studio su Enrico Berlilnguer (Incontrando Berlinguer. Passioni e parole di un leader scomodo, 2004), entrambi pubblicati dall’editore Non Luoghi. Collabora alle riviste “Nuovi Argomenti”, “Sincronie” e alle pagine culturali del mensile “Aprile”. È redattore del quotidiano web aprileonline.info. 
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Una risposta a Sbaraglia, I sogni e gli spari

  1. utente anonimo ha detto:

    ma perche’ non c’ha fatto tutti finocchi?

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