Juana Rosa Pita, I viaggi di Penelope

È uscita la raccolta poetica I viaggi di Penelope (Campanotto, 2007, con testo originale a fronte – per la cura di Martha Canfield, traduzione di Martha Canfield e Alessio Brandolini), di Juana Rosa Pita, potessa nata a L’Avana nel 1939 ma che dal 1961 vive negli Stati Uniti, attualmente a Boston. Libro pubblicato la prima volta nel lontano 1980 negli USA, a Miami (Viajes de Penélope) e diviso in tre parti: "Professione di mito" (una specie d’introduzione poetica), "I viaggi rivelanti" (la parte decisamente più corposa) e, infine, "La ragione del tessere". In tutto sono 55 poesie, con una introduzione di Martha Canfield e una nota in chiusura di Reinaldo Arenas, già uscita nella prima edizione.
Qui a viaggiare non è soltanto Ulisse e l’attesa di Penelope si trasforma in una quotidiana e sofferta peregrinazione dentro l’universo femminile. Saltano parecchie cose, allora. Per esempio, l’attesa di Ulisse da parte di Penlope è un reinventare il tempo ("Tra tutte le donne / la divina / perché hai addomesticato il tempo"), così come sono rivisti i legami affettivi con marito e figlio e viene ricostruita dall’interno l’immagine che si ha di sé: come donna, amante, madre. In una ricerca di un approdo più appropriato alla propria sensibilità e, insieme, più aperto, dal punto di vista sentimentale e sensuale.
Straordinaria è la fusione di un tono altamente lirico alla sottile ironia novecentesca, legata alla sensibilità femminile (Wolfe, Pizarnik, Bishop, Szymborska…) che con intelligenza e caparbietà snuda verità segrete, scomode e forse anche temute: ("Chi viaggerà i tuo viaggi infiniti / Penelope: / il tuo Ulisse non era che un fanciullo / che sguazzava nella fontana") perché aprono varchi improvvisi, nuove frontiere e predispongo al viaggio. Anzi, ai viaggi.

TRE POESIE DI JUANA ROSA PITA
da 
I VIAGGI DI PENELOPE

XXII 

Tra tutte le donne
la divina
perché hai addomesticato il tempo
                   e lo possiedi cantando
ingabbiato nella notte

Divina tra gli dei del tuo tempo
perché mentre ai tuoi piedi stanno
gli uomini del mondo
                   tu soffri per l’assenza
d’un solo uomo

XXVI

Quanti paesi dovrai scoprire
quanti prodigi ancora e stratagemmi inventarti
per non sbagliare la rotta dei miei seni:
quanti anni lungo pigre geografie
                    di circi e di calipso
e tristissimi piaceri senza storia
screditando spiagge
per poter riscattare
                    ingenuo Ulisse
un minuto nel mio letto

XXVII

Ti è venuto l’amore per gli specchi
              chisciotte dei mari:
ti rovini la vita a causa della fama
ti lucidi le spalle
e credi che i giganti si trasformino
in delfini selvaggi

Se il tempo ti si ferma nei palazzi
dove cantano le tue glorie
e a viva luce piangi
gli inventari dell’oblio:
            al canto altrui
dai la tua vita con riti maestosi

Ah se ti togliessi il nome… arriveresti

Juana Rosa Pita, I viaggi di Penelope, a cura di Martha L. Canfield, traduzione di Martha L. Canfield e Alessio Brandolini, Campanotto Editore, Paisian di Prato (UD) 2007, pagg. 143, euro 11,00 

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