Una giornata ideale per rileggere Salinger

Ieri era una giornata ideale per rileggere Salinger. E infatti l’ho riletto. Non Il giovane Holden, no. Quel romanzo l’ho letto una volta sola, bellissimo, per carità, ma mi è bastata. Non ho mai sentito la voglia di tornarci. Invece mi capita, con una certa frequenza che ormai dovrà pure significare qualcosa, di andarmi a rileggere i Nove racconti, che considero un capolavoro.
Premetto subito che non sono un salingeriano: non ho letto tutto di questo autore, non considero J. D. Salinger un genio, mi lascia del tutto indifferente – e in parte mi irrita – il mito del Salinger nascosto, misantropo, irrintracciabile. E – già che ci siamo – credo che la celeberrima foto (una delle cosiddette rarissime foto di Salinger in circolazione) in cui lo scrittore assale il paparazzo di turno sia una bufala. Non ho uno straccio di prova, non è nemmeno una teoria, è solo un pensiero. Ma quella foto è troppo perfetta per essere vera, perfetta per contribuire al mito, appunto, del Salinger eremita. Mi fa lo stesso effetto delle foto del mostro di Loch Ness o dei dischi volanti, per capirci.
Ma torniamo ai Nove racconti. In genere quando li rileggo mi riprometto sempre di procedere in modo sequenziale. E così comincio dal primo, Una giornata ideale per i pesci banana. Ogni volta che rileggo questo racconto produco un giudizio diverso. Questo è già singolare. La prima volta che l’ho letto, ricordo, pensai chiaramente “che fico”, un’espressione che uso poco in genere, e che potrebbe significare molte cose. Per me, all’epoca, significava: questo qui (Salinger) è riuscito a scrivere un racconto pieno di vita partendo dal (o meglio, arrivando al) suicidio del personaggio principale, che tra l’altro è uno scemo di guerra, una cosa tristissima, disperata, tragica, eppure tutto quello che mi resta ora – questo pensai al termine della mia prima lettura di questo racconto – è un’immagine fortissima di vita. Il mare, l’acqua salata in bocca e sulla pelle, il colore azzurro cristallino, la sensazione di freddo che si ha subito dopo il tuffo e poi il calore del sole, gli schiamazzi dei bambini lontani, la linea della spiaggia. Un’immagine fortissima di vita, ripeto, qualcosa di bello, che ti apre il cuore. Quella chiusa terribile, fredda, repentina, il caricatore, il calibro dell’arma, il colpo alla tempia, tutto questo per quanto orrore nero potesse portare non riusciva a coprire il blu del mare, il giallo del costumino di Sybil, il bianco dell’accappatoio di Seymour. Quella era la forza dirompente della vita nel cuore del racconto, un racconto, è bene sottolinearlo, brevissimo.
Insomma, l’aggettivo “fico” che affibbiai a Una giornata ideale per i pesci banana per me significava tutto questo. Dovevo essere piuttosto ragazzino la prima volta che lessi quel racconto.
Poi, un’altra volta, trovai il racconto “agghiacciante”. Altro che storie. Il suicidio di Seymour cancellava tutto, eccome. Anzi, quel racconto, pur contenendo un’esplosione di vita, era un racconto dell’orrore. Era la dimostrazione che la felicità è istantanea, un tuffo tra le onde, e prima e dopo c’è l’orrore, la guerra e il suicidio.
E poi c’era la favola dei pesci banana, quella che Seymour racconta a Sybil: i pesci banana entrano nelle grotte sottomarine ricolme di banane, ne mangiano così tante che diventano ciccioni al punto tale da non poter più uscire dalla grotta. E così muoiono. Chi si abbuffa di vita muore. Questo era il messaggio. Agghiacciante.
Poi, in periodi più accademici del mio approccio alla lettura, mi beavo delle radici minimaliste di questo racconto, della sua capacità di descrivere una parabola perfetta nel giro di pochissime pagine. Vedevo nella dirompente emblematicità di questa storia il prodromo dello stile di Raymond Carver (oggi non riesco a pensare a due scrittori americani più distanti tra loro di Salinger e Carver, ma l’eccesso di approccio metodologico, soprattutto se usato da un autodidatta come il sottoscritto, può giocare brutti scherzi).
Ieri, quando l’ho riletto per l’ennesima volta, ho pensato che i dialoghi della prima parte fossero meravigliosi (e ho lodato Carlo Fruttero per averli saputi riportare così bene). Non me ne era mai fregato niente della prima parte di questo racconto, soprattutto a partire dalla seconda lettura in poi, non vedevo l’ora di arrivare al bagno di Seymour e Sybil a caccia di pesci banana e il conseguente colpo in testa nella stanza di albergo. Invece ieri il racconto ha cominciato a brillare fin dalla prima pagina. Con la moglie di Seymour che nonostante il telefono della sua stanza stia squillando finisce di passarsi lo smalto sulle unghie prima di rispondere. Una calma ciclopica. E poi il dialogo con la madre, che è meraviglioso.
Sono convinto che non ci sia niente di più difficile, per uno scrittore, che rendere la naturalezza del parlato. Alla fine chi scrive ci infila sempre qualcosa di troppo, una forzatura, un eccesso di precisione dovuto alla paura che il lettore non possa seguire il discorso, la necessità di fornire elementi spesso vitali per la struttura del racconto in poche battute. Niente di tutto questo. Il dialogo tra Muriel Fedder e sua madre è vero. Sembra registrato, sbobinato e riportato su carta.
La madre ha paura che Seymour possa combinare qualche pazzia (è pazzo, dopotutto) e la figlia la tranquillizza dicendo che non c’è nulla da temere, conosce bene suo marito e sa che non farà nulla di male. È una scena che si svolge subito dopo la seconda guerra mondiale, in un albergo in Florida. Un tempo e un luogo distanti da me, una situazione che non posso paragonare a nulla che faccia parte della mia vita, o di quella dei miei genitori o di altri parenti più o meno lontani, eppure io sono lì dentro la stanza 507, ascolto quel dialogo e penso “Cretina, non ti rendi conto che tuo marito tra qualche ora si tirerà un colpo? Ha ragione tua madre, stai attenta”. No, lei è così tranquilla che dorme quando Seymour torna in stanza e tira fuori l’arma nascosta sotto i vestiti ancora piegati in valigia.
Non so cosa penserò la prossima volta che leggerò questo racconto. Magari mi soffermerò sulla brevissima scenetta in ascensore in cui Seymour si incavola perché una signora – lui dice – gli sta fissando i piedi. Oppure su quell’altro flash in cui la mamma di Sybil, mentre la bambina ripete in continuazione “acchiappatoio” anziché “accappatoio” dice una cosa del tipo “diventerò matta se lo dici un’altra volta”.
Beh, i Nove Racconti sono appunto nove, io ho già parlato fin troppo solo del primo. Magari la prossima volta parlerò di Teddy o dello Zio Wiggily del Connecticut. C’è una tale ricchezza in tutte quelle pagine.
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a Una giornata ideale per rileggere Salinger

  1. utente anonimo ha detto:

    Ieri era domenica, giusto? Magari hai letto questo racconto di primo pomeriggio, dopo pranzo… ho un sospetto sul motivo per cui ci hai parlato solo del primo racconto…
    zzzzzz

  2. utente anonimo ha detto:

    okay, va tutto bene, questi racconti ti piacciono, ne parleresti per delle ore e va bene, poi quella storia tra carver e salinger e quanto si somigliano e se uno fosse figlio dell’altro e che ne so io di tutte queste disquisizioni qua ma… non capisco perché tu non creda al mostro di lochness così tenero e indifeso. questo sinceramente mi stupisce e mi dispiace e ci tenevo a dirtelo

  3. utente anonimo ha detto:

    Hai ragione, questi racconti sono davvero splendidi. Anch’io ammiro la naturalezza dei dialoghi e l’attenzione per i particolari. Indimenticabile, in Lo zio Wiggily, il gesto della madre che appoggia gli occhiali della figlia a lenti ingiù sul tavolino da notte dopo averla fatta piangere. E ancora, in Giù al dinghy, la poesia del bambino che confonde kike con kite: l’offesa ingiuriosa e razzista rivolta al padre trasfigurata nel volo di un aquilone. E subito dopo, l’incantevole gesto di protezione della madre, che infila per un attimo la mano nel fondo dei calzoncini del bimbo per preservarne il più a lungo possibile il candore e la tenerezza.

    Grazie per la tua bella lettura di questo capolavoro!

    Un saluto, Elena F.

    • Adriano Allegri ha detto:

      “L’incantevole gesto di protezione della madre ecc.” altro non è che un tentativo torbido di incesto. Incesto che probabilmente si è attuato più compiutamente in altre circostanze e che spiegherebbe le continue e misteriose fughe del ragazzino.

  4. utente anonimo ha detto:

    Da fondamentalista salingeriano non posso che congratularmi. Finalmente qualcuno che sa leggere questo grande autore… Stavo cercando articoli a riguardo e sono incappato nel tuo post. Il racconto di cui parli è – perlomeno nella fase che prende il via dagli anni ’50 – uno dei maggiormente rappresentativi, poiché sono presenti sia il rapporto col bambino (la piccola Sybil nel caso specifico) che funge da legame con la “terraferma”, che il tema della morte del visionario. Sbagliano coloro che ritengono l’epopea dei Glass separata dalla storia di Holden, poiché sono proprio i fratelli Buddy e Seymour a incarnare al meglio (rispettivamente con l’autosegregazione e il suicidio) gli sviluppi del pensiero del protagonista di The Catcher. Ti consiglio anche gli altri libri dello scrittore nonché la splendida critica/biografia “L’Acchiappasogni” di Margaret Salinger.
    Andrea

  5. FedericoP ha detto:

    Ciao Andrea,
    grazie per i complimenti.
    Nel frattempo ho letto altro di salinger, “Alzate l’achitrave…”, “Franny e Zooey”, soprattutto questo mi è piaciuto moltissimo.
    La biografia di Margaret Salinger mi sembra di capire non sia mai stata tradotta in italiano. Se la trovo la leggo in lingua.
    Ciao.

  6. giuseppeierolli ha detto:

    “L’acchiappasogni” c’è in una edizione Bompiani del 2001.

  7. FedericoP ha detto:

    Sì, ma è un romanzo di Stephen King…

  8. giuseppeierolli ha detto:

    Sì, c’è anche il romanzo di King con lo stesso titolo; la biografia di Salinger c’è, ma ora è fuori catalogo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...