Un viaggio tra le Ande

La poesia è umile. Faticoso cammino di ricerca. Quando poi si raggiunge la vetta, lo stupore cancella il sudore. E resta l’estasi della scoperta. Gli squarci aperti. L’ingenua pretesa della conquista. Un nuovo punto per osservare la vita. La parola giusta che interpreti il sentimento e lo trasmetta. A chi?

Questo è un mistero. Chi osa avventurarsi oggi tra i meandri scoscesi di una nuova poesia? In questo mondo di merci e stordimento non è di moda domandarsi il senso di quello che ci capita. Disturberebbe il mercato alterando il planning del business. E però…

Il bello non è soggetto a contrabbando. Esso resiste – parola che s’impone come imperativo categorico, direbbe Kant, in quest’epoca di smarrimento – Resistere.

Dunque il bello resiste. Magari nascosto, silente. Non fa notizia ma c’è, pronto a dare ristoro a chi lo cerca in una nuova sequenza di note, un racconto rivelatore, un verso felice.

 

Con questo spirito mi accingo ad esplorare le “Mappe colombiane” di Alessio. E mi ritrovo subito d’accordo con la bella introduzione del poeta colombiano Armando Romero: è un viaggio, un andare e un tornare. Un esiliarsi doloroso ma indispensabile se, come diceva Joyce, si vuole provare a capire se stessi, mettere ordine ai ricordi.

E allora partiamo Alessio, guidami per quelle “strade di mani tenere” che “di rovi e di ortiche … non hanno … timore”. Attraversiamo pure senza reticenze “le devastazioni della violenza” fino al punto dove ci sorrida “lieve e innocente” la muerte. Non indietreggiare di fronte alle bestie o alla “schiena impervia delle Ande”. Dobbiamo osservare scrutare rovistare, oltrepassare la scorza dura del male per arrivare alla tenerezza d’un abbraccio. Venga dunque la Fiesta dolce dell’allegria, dei compagni, del volo amoroso d’una farfalla. Dopo però, soltanto dopo, le ore affollate delle città, le notti lunghe e i silenti cimiteri.

In questo viaggio dove la carne brucia e il sogno si fa trama, ritrovo il verde delle foreste, la voce dei fiumi, il corggio dell’incontro umano e il tempo antico della storia. Perciò sento uno strappo quando l’aereo lascia il suolo e sorvola le Ande e l’oceano. Quella “variazione di peso e di percorso” mi riconduce d’un botto alla periferia di Roma.

Eccomi di nuovo per la città eterna, tra scheletri di vicoli conosciuti, ma da oggi “ti avanzo un ricordo”, un’esperienza, una scomposizione di confini, un rimescolamento di immagini, la sensazione di sentirmi amalgamato con uomini e donne che non conoscevo.

 

 

Mappe colombiane, di Alessio Brandolini;

LietoColle 2007

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Informazioni su elvio cipollone

Nato nel 1954 alle Cese, un paese della Marsica in provincia dell'Aquila, vivo e lavoro a Roma. Socio fondatore de I Libri In Testa, ho collaborato dal 2006 al 2011 alla rivista on line "Fili d'aquilone" curando la rubrica La voce della terra. Tra il 2007 e il 2008 ho partecipato alla rubrica trentarighe di Fernandel con lo pseudonimo di Manuel Cortés. Al momento su questo Blog trovate l'intero primo romanzo "Un filo di fumo sopra la neve" e sto pubblicando il secondo "Il grande crac". Inoltre, sempre su questo Blog, sono presenti le raccolte di poesie "Rivoli" "Amori" "Isole" "Terre rare" e altre che si vanno definendo e completando progressivamente. Infine "Frammenti" "Racconti" e cose "varie" La mia e-mail: elcip@libero.it
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