Meglio tacere, fingere che non ci siano

Renato Barilli, sulle pagine dell’edizione odierna del Corriere della Sera, interviene nella discussione aperta dal saggio Alfonso Berardinelli, il critico come intruso (Le Lettere, 2007). Ne riporto qualche stralcio.

Renato Barilli«Ho già dichiarato più volte la mia estrema meraviglia per il compiersi di un fatto incredibile, la generale preterizione, per non dire omissione o rimozione nei confronti di una straripante produzione narrativa verificatasi nel nostro Paese lungo gli interi anni Novanta, e per fortuna non ancora cessata (…) Ammaniti, Balestra, Brizzi, Campo, Covacich, Ferrandino, Galiazzo, Massaron, Mozzi, Nori, Nove, Piccolo, Rezza, Santacroce, Scarpa, Trevisan, Vinci, Voce, Voltolini.  (…) Come aggirare e stendere un velo su questa ingombrante e massiccia presenza? La mia stupefazione non ha limiti nel constatare le furbe manovre cui ci si affida. Primo, rifugiarsi nella tradizionale e sempre premiante esterofilia. (…) Seconda mossa, affrettarsi a scegliere qualche buono da portare fuori dalla mischia (…) Oggi si salva Ammaniti, beninteso con pieno merito suo, tanto che si sussurra che gli daranno addirittura il Premio Strega, mentre sugli altri meglio tacere, fingere che non ci siano. Infine, ultima mossa, il vecchio establishment risorge per li rami, e dunque si dedichino tributi d’attenzione a Piperno e Scurati, che possono vantare qualche frequentazione di buona lega con Garboli o con Siciliano, e dunque recano una sorta di bollino di garanzia. Per parte mia sono pronto ad allargare il consenso, e dunque ho espresso giudizi positivi anche sul loro conto, anche loro ci stanno, nell’impetuosa valanga azzurra dei nostri giorni, pronta nello stesso tempo a tingersi di rosa, visto che pure le scrittrici vi recitano una parte forte».

La foto di Renato Barilli è tratta da qui

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