Fulmini e saette: cronaca serata del 12 maggio 2007

Sono le 18: pellegrini devoti alla causa familiare defluiscono da piazza San Giovanni. Taglio in mezzo e procedo verso Largo Argentina. Qui e dintorni – al contrario – alcune bandiere inneggiano al laicismo o, più semplicemente, a non eccedere nel "familismo". Sembra strano, ma con il passare degli anni in Italia aumenta l’influsso papalino. Ci vorrebbe un Tevere più largo, penso, e magari più pulito. Dopo il rituale caffé "ilibrintesta" risalgono con calma verso la gialla saletta del primo piano della Libreria Croce che, stranamente, trovano quasi piena. Su questo, visto la movimentata giornata, nutrivano qualche dubbio. E poi, arriva altra gente, non Rosaria che dall’Aquila ci dà buca e dovrà portare giustificazione scritta. La serata verte su "Fulmini e saette", lo sapete, ma oggi è bel tempo e il caldo lo si abbatte accendendo il condizionatore. Alle 18,50 (l’orario è quello estivo!) Federico presenta l’incontro e poi legge un pezzo (con tanto di punteggiatura) di José Saramago tratto dal Viaggio in Portogallo, un brano dove il caldo è intenso e prolungato, tanto che "perfino un santo di granito avrebbe il diritto di dire basta e dissolversi in polvere".

La parola passa a Pino che, a sua volta, la cede all’amata Emily Dickinson che in versi ci narra d’una "orribile Tempesta" dove le creature ghignano sui tetti. C’è anche un piccolo barometro affisso alla parete di fondo e le dita di chi legge spostano la lancetta avanti o indietro, in base al tempo che fa durante la lettura. Così Elvio prima di leggere un brano assolato di Italo Calvino (da L’avventura di un poeta), sposta l’ago sul bel tempo e poi Alessio ribalta e sposta su "tempesta", visto che affronta un brano di Joe Lansdale tratto da il racconto "Il tornado", dove le cose si sollevano e spariscono nel cielo e gli uomini congelano.

Michele legge un racconto (Provi a mettersi nei miei panni) di Raymond Carver: è lungo (e coinvolgente) e quindi lo divide in due parti. Tra le due letture s’avvia il gioco "Servirà l’ombrello?": ci sono tre romanzi, no, cioè tre classici italiani: I Malavoglia, I promessi sposi, La coscienza di Zeno. Dov’è che fa più freddo o più caldo? Grosso problema che Federico risolve collegandosi con un pc portatile con la corrispondete Fiamma (ah, per questo oggi è assente!), appositamente recatasi presso il celeberrimo centro di calcolo di Kaliningrad per il conteggio delle parole di ciascun libro. La voce della ragazza appare euforica (a lei piace molto viaggiare) eppure stridula, forse per via del tempo e della grande distanza. Il pubblico ci mette impegno (ma non ci sono premi, questa volta) e solleva il braccio a favore di una cosa o dell’altra, però la maggioranza non indovina mai, tranne due signori (moglie e marito) in prima fila che – al contrario – le azzeccano tutte, vai a sapere perché. Comunque nei Malavoglia fa freddo, così nei Promessi sposi, ma nella Coscienza di Zeno predomina il caldo, anche se di poco.

A questo punto Michele porta a termine la lettura di Carver per poi cedere la parola ad Alessio che passa al "variabile", prima di leggere una delle prime poesie di Umberto Saba che ha per titolo proprio "Il tempo", e dove l’autore gioca (poeticamente) con il tempo atmosferico e quello cronologico. Elvio prende la Trilogia della città di K. di Agota Kristof e ne legge un breve dialogo tra i personaggi (Peter, Claus e Clara) mentre fuori (nella narrazione) batte la pioggia. Federico legge un testo tempestoso dalle Tristezze di Ovidio, dall’incipit memorabile: "Sto miseramente sprecando parole che non servono a niente" perché se con le parole il poeta può mettere fine alla burrasca che sta descrivendo esse risultano inutili contro il dramma dell’ingiusto esilio sul mar Morto.

Pino legge un altro classico (tempo brutto, con una tempesta che stllla fuoco), William Shakespeare. Un brano tratto dal Giulio Cesare, che inizia così: "Tuoni e fulmini. Entrano Casca e Cicerone". Poi chiude la serata dando appuntamento al pubblico per l’incontro del 9 giugno – l’ultimo della stagione – con "Mappe colombiane" di Alessio. Però la gente resta incollata alla sedia, fa qualche domanda, ed  è come se aspettasse dell’altro. Allora Pino, con il noto piglio anglosassone, "risaluta" e a questo punto parte un applauso e poi tutti cominciano ad alzarsi e a defluire con calma dalla saletta.

Beh, nonostante "Fulmini e saette" la serata è stata tranquilla, scivolata sul sereno e l’ombrello è rimasto chiuso. 

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2 risposte a Fulmini e saette: cronaca serata del 12 maggio 2007

  1. utente anonimo ha detto:

    ciao alex! bello il tuo resoconto!
    cosa dire…
    sono arrivata al Lingotto gridando a gran voce di non far MAI PIU’ coincidere la Fiera del Libro con le serate de I Libri in Testa!
    Per farmi perdonare però,
    la prossima volta porterò tutta la famiglia!
    ci vediamo il 9, allora.
    rosaria

  2. alexbrando ha detto:

    vi aspetto. alex

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