Genuflessi alle classifiche

Molto interessante l’articolo di Massimiliano Parente apparso su Libero del 4 maggio scorso e ribattuto da Il primo amore oggi. Riporto il primo e l’ultimo paragrafo, perché mi sembrano decisivi. Chi volesse leggerlo tutto può farlo qui.

massimiliano parenteChissà perché in letteratura, proprio in letteratura, ci si genuflette alle classifiche di vendita, e sembra una cosa buona e giusta, una legge scientifica benché non falsificabile. Chissà perché non in gastronomia, dove il vino buono non è il Tavernello, e qualsiasi enologo lo sostenesse perderebbe credibilità. Neppure in musica, nessun critico musicale direbbe che gli Zero Assoluto sono Mozart, e tantomeno al cinema, dove neppure l’ultimo critico di provincia scriverebbe mai che un film natalizio dei Vanzina è più bello di un film di Fellini,  dove anzi, addirittura ci sono le palline del critico contrapposte alle palline del pubblico, e ognuno ha le palle che si merita, e il botteghino non condiziona la critica, né gli investimenti delle major cinematografiche garantiscono l’industria da un flop di incassi o dalle stroncature di Kezich.

(…)

L’ideologia dominante dell’auditel e del "pubblico sovrano", gioioso refrain di cui è autrice Simona Ventura o le sue tette siliconate ormai animate di vita propria, è diventato lo strumento della rivincita della mediocrità sull’intelligenza. Non vale per il vino, non vale per il cibo, non vale per gli abiti che indossate, non vale per la macchina che vorreste, ma vale per i libri. Cosa che del resto aveva già osservato Alberto Arbasino sull’Unità nel 1998. «Per la letteratura nessuno fa ciò che si fa per i ristoranti, una classifica per livelli, si mette in classifica il Mc Donald’s. E certo che batte tutti col suo fatturato». In letteratura ciò che è commerciale è bello, vale a dire che lo spumante da sei euro batte il Moet & Chandon, la Tamaro e Fabio Volo sono grandi scrittori italiani, Piperno è Proust, e un signore di nome Antonio D’Orrico, il quale ci insegna che Musil o Joyce non hanno più nulla da insegnarci, e che trent’anni fa al massimo poteva essere un buon pubblicitario per la Barilla, è capo cultura del Corriere Magazine.

(Noterella beckettiana: a un certo punto dell’articolo Parente sostiene che in Italia ci siamo dimenticati del Centenario della nascita di Samuel Beckett. Beh, sicuramente si poteva fare di più, ma, diamine, qualcosa si è fatto)

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Una risposta a Genuflessi alle classifiche

  1. utente anonimo ha detto:

    credo che parente si riferisca non alle iniziative ma ai libri (trilogia ecc) che risultano introvabili. lo sta scrivendo da tempo, anche su altri giornali

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