La poesia di Pier Luigi Bacchini

VIALE CENTRALE

Queste forme di vita dànno bacche viola.

Chi dice che non sentono? Se ti afferrano

con le radici il piede

è per chiamarti come morti nel terreno

e i rami uncinati ti pungono le spalle

per essere amati. Mi piace dirlo, –

correlazione delle sostanze.

Eppure sanno esprimersi,

le ragnatele nei giardini pubblici

donano anni agli alberi,

e si legano alle panchine appartate.

E i rametti ammucchiati nell’angolo

dimenticati dall’addetto

sono un abbandono sentimentale: lasciateli,

equivalgono

alle lontananze dei licheni nel vento.

RACCONTO

Come l’energia nel suo anello demenziale

ha scoccato l’atomo,

e tutti gli altri e ancora,

e ha costruito nella sua stabilità

la stupefazione stellare –

nelle acquee fosforescenze delle inconsistenti meduse

ha vibrato la rete nervosa. 

Dopo venne il dolore nella geometria

sotto il fuoco e le nebulose;

e le tenerezze dei corpi maschile e femminile

di qua e di là della linea azzurra dei lidi.

E lungo la diversità delle stagioni

la memoria di Dio.

da Contemplazioni meccaniche e pneumatiche (Mondadori, 2005)

Pier Luigi Bacchini è nato nel 1927, nei dintorni di Parma, dove tutt’ora vive. L’esordio poetico risale al 1954, poi ha seguitato a pubblicare con parsimonia, quasi una raccolta ogni dieci anni, sempre con piccoli editori, fino alla pubblicazione di “Contemplazioni meccaniche e pneumatiche” nella collana “Lo specchio” della Mondadori. Nel 2003 ha pubblicato il romanzo "L’ultima passeggiata nel parco".  Quella di Bacchini è una poesia originale e tesa, dove l’immagine visionaria (e fortemente poetica) si fonde (a volte si scontra) con l’osservazione meticolosa, pungente  e scientifica: in un continuo dialogo con la natura, il tempo che trascorre, la propria vecchiaia: "Nella mia vita ho parlato con vecchi / vissuti in altre lune. / E cammino col bastone / appartenuto a un altro". Mi ha fatto venire in mente Saba, non certo per lo stile ma per un sentire poetico, un distacco da cricche e circoli pseudoletterari, per la ricerca assillante della vita in poesia, per la solitudine (anche poetica) coltivata con orgoglio. Ma il canzoniere di Bacchini analizza persino se stesso e la stessa riflessione ("la contemplazione" del titolo) quando si fa meccanica, o  alterata (pneumatica). Tutto il libro è pervaso da sottili giochi di rimandi interni, in un fitto dialogo con la poesia, il paesaggio, il proprio corpo, l’esistenza e – soprattutto – il linguaggio poetico (fuori da ogni contesto di nostrana tradizione) che fanno di questa fitta raccolta uno dei migliori testi pubblicati in Italia negli ultimi anni, uno di quelli che resta e che viene voglia di rileggersi di tanto in tanto: 

Di quello che con tanta lentezza ho pensato

mi rimane una confusa immagine

del divino.

Forse ho scritto parole che valgono qualcosa,

– la mia poesia, specola del pianeta;

ma fra tutto preferisco l’incoscienza giovanile,

quelle nuotate al largo, grandi onde

                                   il mio corpo cioè,

quando ero immortale. Rimangono atomi

come ai tempi di Lucrezio, ma verso forme più complesse,

sostanze che ritornano energia

– per un diverso mondo? – E ho il mio taccuino

con me

da consegnare forse ad altri.

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4 risposte a La poesia di Pier Luigi Bacchini

  1. bertop ha detto:

    Ho visto solo ora. Bacchini è un GRANDISSIMO

  2. utente anonimo ha detto:

    conosco – mea culpa – solo da poco Pier Luigi Bacchini: sfogliando , mesi fa, il suo Scritture vegetali, ne sono rimasto folgorato. oggi lo ritengo un Maestro della grandezza, ad esempio, di uno Seamus Heaney: ma perché chi in un paese come l’Irlanda sarebbe una gloria nazionale è con tanta cecità intellettuale ignorato in Italia? la risposta è un insulto: massa di cialtroni, casta da pennivendoli di parrocchia. quanto a Bacchini, Le rivolgo il mio grazie, Maestro.

  3. utente anonimo ha detto:

    Qui Bacchini dimostra una vitalità estrema, poesia sapiente, calibrata, persino sprezzante nei riguardi della cosiddetta "bellaforma", eppure equilibratissima, assurdamente classica (non per niente si cita lucrezio). Qui si attende con ansia l’imminente seguito, Canti territoriali, sempre per lo specchio.

    Sergio.c.

  4. utente anonimo ha detto:

    E' una delle voci poetiche più originali dei nostri tempi. Amo il suo stile, le immagini delle sue poesie, il sentimento di empatia con la natura che traspare dai suoi versi. In me trova di certo un suo lettore affezionato: occupa una parte rilevante nella mia vita.

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