Scena senza attori (cronaca della serata del 13 gennaio 2007)

Forse perché la serata è "teatrale", o forse perché è da poco passato Natale, ma ecco che due drappi rossi fanno bella mostra sui tavoli della saletta al primo piano della Libreria Croce, teatro (eh!) delle performance librotestiane da ormai quasi quattro anni.

Affluenza di pubblico? Spalti gremiti al limite della capienza, tanto che i solerti specializzati della libreria si industriano per portare sedie pieghevoli e divanetti di fortuna al primo piano, permettendo così agli astanti in eccedenza di poggiare le di loro terga e seguire comodi la serata.

AutoriPrincipia Michele coinvolgendo il pubblico per la sua lettura da Vonnegut. Brava l’improvvisata Penelope e bravi anche i due rumoristi in platea (iena + leone). Seguono Elvio che propone un dialogo sartriano e Fiamma che offre un saggio del lirismo drammaturgico di Mariangela Gualtieri.

E’ il momento del gioco, con Federico a fare da presentatore. Niente premi stavolta (e puntuale la rimostranza del pubblico: "Ma come? Neanche un tappo!"), solo la soddisfazione di azzeccarci, un piacere tutto statistico di far parte del percentile giusto. A turno, infatti, ogni Libro In Testa propone un brano teatrale e poi invita il pubblico a scegliere tra tre possibili seguiti indicati con A, B e C. Solo uno è quello davvero scritto dall’autore. E il pubblico, per alzata di mano, vota quella che ritiene essere la giusta prosecuzione.

Si gioca così con Goldoni, Garcìa Lorca e Wilde, col pubblico che un po’ c’azzecca e un po’ no.

Riprende il novero delle letture ordinarie: Federico dialoga con un Adolfo Celi immortalato su nastro per una lettura beckettiana, Alex legge, impersonando tutte le voci, un passo di Agota Kristof e Giuseppe va sul classico con due frammenti scespiriani.

Ultimo giro ludico: ci divertiamo con Puig, Cechov e di nuovo Shakespeare.

Michele chiude la serata e dà appuntamento al 10 febbraio. Pubblico felice e contento. Proprio tutti? No. Del resto I Libri In Testa sono geniali e i geni, è noto, o si amano o si odiano. Un signore, dopo un paio di letture, si è alzato borbottando e prima di abbandonare la saletta ci ha fissato con uno sguardo che era, inequivocabilmente, di odio.

Ma noi guardiamo avanti. E per quel che riguarda l’interrogativo della serata, ovvero "Si può leggere il teatro?", beh, alla luce dei fatti, possiamo dire di sì. Mai che si fosse pensato il contrario, del resto.

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