Pinzillacchere shakespeariane

Dedica dei Sonetti

Quella che vedete sopra è la dedica che fu stampata nell’edizione del 1609 dei Sonetti di Shakespeare, pubblicata a Londra da Thomas Thorpe (il "T.T." finale), con tutta probabilità senza nessun intervento dell’autore.

Nella sua edizione dei Sonetti (Rizzoli BUR, 1995) Alessandro Serpieri scrive che "Si tratta della dedica più enigmatica di tutta la letteratura inglese (…) Trenta parole, scandite dalla ossessiva intrusione del punto fermo, che hanno suscitato nei secoli una vera e propria valanga di interpretazioni e supposizioni."
Poi Serpieri fa un excursus su tutte le "interpretazioni e supposizioni" fatte a proposito di questa dedica, in particolare sull’identificazione del misterioso "Mr. W.H.". Naturalmente nessuna è decisiva, probabilmente nessuna lo sarà mai, ma il viaggio è intrigante e il lettore non può fare a meno di farne propria ora l’una ora l’altra.

Poi si prende in mano il "Manualetto shakespeariano" di Gabriele Baldini (Einaudi, 1964) e si legge: "In sostanza, si vuole notare che in simili ricerche quel che dovrebbe scoraggiare lo studioso non è tanto l’impossibilità di poter mettere mano su qualche dato sicuro o comunque anche soltanto possibile, quanto la vacuità e assoluta mancanza d’interesse filologico del problema stesso, che è un tipico problema creato."
Leggendo questo brano uno pensa: "Baldini sì che era tutto d’un pezzo, non si lasciava infinocchiare da diatribe inconcludenti e badava al sodo." Solo che Baldini scrive quelle cose dopo aver dedicato due pagine proprio al problema dell’identificazione di Mr. W.H., buttando sì qua e là qualche nota di fastidio per simili pinzillacchere ma, comunque, parlandone a profusione.

A me sono venuti in mente (facendo le debite proporzioni, ma nemmeno tanto) quelli che leggono o guardano avidamente i vari gossip che circolano e poi ne parlano con annoiata indifferenza, buttando l’occhio oltre per non perdersene uno.

Insomma, le pinzillacchere esistono anche per i monumenti come Shakespeare, e sono pure divertenti.

P.S. Serpieri traduce così la dedica: "All’unico ispiratore di questi sonetti che qui seguono, Mr. W. H., ogni felicità e quella eternità promessa dal nostro immortale poeta augura colui che con buon augurio si avventura nel pubblicare".

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5 risposte a Pinzillacchere shakespeariane

  1. MariaStrofa ha detto:

    Chiamale pinzillacchere. A parte che il post è magnifico, mi permetto di ricordarlo perché lo ritengo fondamentale *Il ritratto di Mr. W.H.* di Oscar Wilde dove si affrontano proprio tali questioni. Racconto di una raffinatezza letteraria estrema, tutto presentato con la paradossale genialità di Wilde.

    Ti ringrazio e mi salvo questo PREZIOSO geipèg. Giuseppe. Grazie. Diobèllo!

  2. giuseppeierolli ha detto:

    Il racconto di Wilde è un esempio perfetto di pinzillacchera trasformata in raffinato gioco letterario. Sembra, comunque, che il Willie Hughes citato da Wilde, che riprende un’ipotesi settecentesca di Thomas Tyrwhitt, non sia mai esistito.
    Per il geipèg, trovi tutte le prime edizioni di Shakespeare, compreso l’in-folio del 1623, qui:
    http://ise.uvic.ca/Library/facsimile/index.html

  3. MariaStrofa ha detto:

    Ti devo una cena, Giuseppe. Ciao. Sul serio.

  4. gabrilu ha detto:

    Di questo tipo di pinzillacchere la letteratura è piena, per fortuna. Chè sono divertentissime 🙂

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