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Marcel ProustHans Christian Andersen
Emily DickinsonAlfred Tennyson

 
Leggendo questo post nel blog di Gabriella Alù (NonSoloProust) mi è venuto in mente qualcosa di vagamente analogo che riguarda una poesia di Emily Dickinson.
Nella poesia J1012-F1021 (le poesie di ED non hanno titolo e in genere si citano con il numero assegnato nelle due edizioni critiche: a cura di Thomas H. Johnson, 1955 e di R. W. Franklin, 1998) ED scrive:

    The "Bird within the Hand"
    Superior to the one
    The "Bush" may yield me
    Or may not –
    Too late to choose again.

Viste le virgolette, ho cercato qualche possibile fonte e ho trovato soltanto un dramma di Tennyson, "Harold", che però è del 1876, mentre questa poesia è datata 1865. Anche se le datazioni dickinsoniane sono sempre aleatorie, questa poesia è nei fascicoli manoscritti di quel periodo e posporla di almeno undici anni scombussolerebbe tutto il lavoro di Johnson e Franklin.
Ho anche spulciato le lettere dickinsoniane, e ne ho trovata una, la n. 486 a T. W. Higginson (gennaio 1877), dove ED cita proprio "Harold".

In "Harold" (atto II, scena II) c’è sia "the bird within the hand" che "the
bush":

    Simple! let fly the bird within the hand,
    To catch the bird again within the bush!

Visto che si può escludere la citazione contraria (nel 1876 Tennyson non poteva conoscere le poesie della Dickinson: le prime, a parte qualche pubblicazione anonima in vari giornali, furono pubblicate nel 1890 e questa in particolare nel 1945), può essere una semplice coincidenza, o magari sono immagini che ricorrono nella letteratura anglosassone. Però non ne ho trovato traccia.
Sono quelle cose di fronte alle quali si possono avere due atteggiamenti:
A) stuzzicante voglia di risolvere l’enigma
B) chissenefrega
Io faccio parte del gruppo A).

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10 risposte a Link

  1. gabrilu ha detto:

    Anch’io faccio parte del gruppo A) anche se non sempre riesco a venire a capo degli enigmi 🙂
    Grazie per il link, mi piace soprattutto il fatto che le cose che scrive una persona possano far venire idee, suscitare associazioni ad un’altra. Questo è l’aspetto della rete che apprezzo di più.

  2. MariaStrofa ha detto:

    Lo vedete che la cosa è reciproca? diceva Furio a Magda?

    Gran bel post, Giuseppe!

  3. FedericoP ha detto:

    Il mondo è bello perché è vario. A me bird in the hand (che poi… uccello in mano… vabbe’, lasciamo perdere i doppi sensi…), insomma, dicevo, bird in the hand mi ha fatto venire in mente una delle mie canzoni preferite dei REM (“Begin the begin” sull’album “Lifes Rich Pageant”, IRS 1986) il cui testo inizia con le parole “birdie in the hand”.
    Ebbene, sono andato a cercare sul sito del fan club italiano la traduzione di quel testo e nelle note della traduttrice (tal Patrizia) è venuto fuori che “A bird in the hand is worth two in the bush” è un proverbio equivalente al nostro
    “Meglio l’uovo oggi che la gallina domani”.

  4. utente anonimo ha detto:

    A me succede lo stesso con il sonetto 23 di Shakespeare, books o looks?

  5. giuseppeierolli ha detto:

    @FedericoP
    Ecco la risposta che cercavo. Evidentemente ho googlato male. Devo solo accertarmi, ma a questo punto lo do quasi per scontato, che il proverbio risalga a prima di metà Ottocento e poi integrare la nota alla poesia.
    Vallo a pensare che ci si arrivava da una canzone dei REM!

  6. giuseppeierolli ha detto:

    @anonimo
    In che senso?
    Nell’edizione del 1609 si legge “books” (“O let my books be then the eloquence” – v.9) e lo stesso nelle edizioni moderne che ho.
    Ce n’è qualcuna che emenda con “looks”?

  7. annaritav ha detto:

    gabrilu mi ha tolto le parole di bocca, è veramente stuzzicante questo intrecciarsi di domande e di risposte, questo tuffarsi da un blog all’altro e scoprire sempre qualcosa di nuovo. Buona giornata a tutti.

  8. MariaStrofa ha detto:

    Io ho un dubbio con blog o blob: no, ischerzo, era per dire che avevo dimenticato di lincare i libri in testa, avè!

  9. giuseppeierolli ha detto:

    @MariaStrofa
    Non ci avevo pensato, ma in questo caso vale senz’altro il nome omen. Facendo zapping tra i blog che altro fai se non costruirti di volta in volta il tuo blob personale?

  10. utente anonimo ha detto:

    http://garciala.blogia.com/2005/102501-el-poema-de-la-semana-to-hear-with-eyes.php

    è una diatriba non risolta. Alcuni pensano che sia un poema d’amore non di vanità, e quindi che sia sguardi, altri, come questo professore spagnolo, pensano che books sia giusto.
    Su questo ha scritto Igor E Klyukanov “What’s in a Letter? Shakespeare’s 23rd Sonnet Revisited.” Analecta Malacitana 19.1 [1996]
    Vi saluto Liliana

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