Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

il ne me semblait pas que j’aurais encore la force de maintenir longtemps attaché à moi ce passé qui descendait déjà si loin. Aussi, si elle m’était laissée assez longtemps pour accomplir mon œuvre, ne manquerais-je pas d’abord d’y décrire les hommes, cela dût-it les faire ressembler à des êtres monstrueux, comme occupant une place si considérable, à côté de celle si restreinte qui leur est réservée dans l’espace, una place au contraire prolongée sans mesure puisqu’ils touchent simultanément, comme des géants plongés dans les année à des époques, vécues par eux si distantes, entre lesquelles tant de jours sont venus se placer – dans le Temps.

mi sembrava che non avrei avuto ancora a lungo la forza di tenere attaccato a me quel passato che scendeva già a tale lontananza. Se mi fosse stata lasciata, quella forza, per il tempo sufficiente a compiere la mia opera, non avrei dunque mancato di descrivervi innanzitutto gli uomini, a costo di farli sembrare mostruosi, come esseri che occupano un posto così considerevole accanto a quello così angusto che è riservato loro nello spazio, un posto, al contrario, prolungato a dismisura poiché toccano simultaneamente, come giganti immersi negli anni, periodi vissuti da loro a tanta distanza e fra cui tanti giorni si sono depositati – nel Tempo.

(Da Il Tempo ritrovato, finale)

Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, edizione diretta da Luciano De Maria e annotata da Alberto Beretta Anguissola e Daria Galateria, traduzione di Giovanni Raboni, 4 voll., Mondadori, Milano, 1986/93
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2 risposte a Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

  1. elviocipollone ha detto:

    interessante questo pezzo. in pratica Proust postula una dicotomia del genere umano, dei singoli uomini in particolare. come se pur essendo incastrati in una minuscola infinitesima porzione dello spazio, diciamo così tridimensionale, avessero di contro la facoltà di dilatarsi a piacimento nella quarta dimenzione einteiniana del manifestarsi e cioè quella temporale. per assonanza compensativa verrebbe da ipotizzare che un essere molto esteso nelle tre dimensioni cartesiane sarebbe condannato in un eterno presente, come Dio. se ne potrebbe dedurre una sorta di nuova legge della fisica relativistica: per ogni fenomeno il prodotto delle quote impegnate nelle quattro dimensioni dello spazio-tempo è costante. in altre parole chi vuole durare nel tempo si faccia piccolo; viceversa chi si gonfia troppo dura poco. l’intrecio tra le scienze naturali e l’umanistica è sempre gravido di sorprese!

  2. utente anonimo ha detto:

    ma è davvero una cattiveria postare il finale della recherche 🙂

    mimmo

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