Nello specifico

Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare una conversazione piuttosto interessante. Ero sull’autobus e due persone accanto a me hanno cominciato a parlare di libri. Siccome non capita spesso di sentire gente che parla di letteratura così come parla di sport, di vacanze o di fatti loro, mi sono avvicinato per origliare meglio.

Le due persone parlavano degli ultimi libri letti: tutti best-seller. Poco male, perché per capire come funziona il giocattolo della letteratura ritengo che tutti i libri più o meno si equivalgano. Semmai è dopo, quando si è diventati più scaltri appunto, che si cerca una letteratura più impegnativa, così come un giocatore di scacchi esperto si diverte di più a giocare contro un avversario esperto anziché contro un novellino.

Quello che mi ha deluso, insomma, non era il fatto che le due persone parlassero esclusivamente di best-seller (segnatamente: Il Codice Da Vinci di Dan Brown, tutti i romanzi di Giorgio Faletti, Follia di Patrick McGrath, Il profumo di Patrick Suskind), bensì che il tono dei loro commenti fosse improntato a una superficialità senza speranza.

In pratica, le due persone dicevano solo ed esclusivamente frasi del tipo "quel tale libro è bello", "quell’altro libro è molto bello", "questo libro è scritto bene" (quest’ultima affermazione, in particolare, mi ha davvero colpito: bene rispetto a cosa? a chi? a quale progetto stilistico? a quale corrente letteraria? a quale contesto?).

Ad un certo punto hanno detto: "l’argomento di quel libro va molto di moda" (come se questo potesse costituire necessariamente un pregio. O un difetto). Ma la parola "moda" mi ha fatto scattare un’intuizione. Questa gente parlava di libri come si parla di vestiti o di ristoranti o di mobilio. Durante il loro dialogo, che è duranto una decina di minuti, non hanno mai fatto cenno a concetti quali aggettivi, punteggiatura, personaggi, ritmo della narrazione, lessico, e così via.

Allora mi è venuto in mente un post di Nazione Indiana che avevo letto diverso tempo prima in cui si parlava dello "specifico filmico". In questo interessante intervento che vi consiglio di leggere, costruito tra l’altro intorno a un astuto inganno nei confronti del lettore quando all’inizio viene proposta una recensione di Papa Goriot di Balzac che servirà in chiusura all’autore del post per dimostrare la sua tesi, Simone Ciaruffoli dice: "Lo specifico filmico è quella cosa per cui riconosciamo che stiamo guardando un film invece che leggendo un libro o ascoltando Mozart. (…) Diffidate di chi non parla di specifico filmico. Chi non lo fa non recensisce un film ma, suo malgrado, parole". Cioè: un’altra cosa, aggiungo io.

Credo che questo concetto possa essere traslato senza troppe difficoltà nell’ambito della letterattura. Che esista uno specifico letterario mi sembra cosa che non richieda dimostrazione. E se tu mi parli di un libro senza entrare nello specifico letterario non mi fornisci nessun elemento che mi permetta di capire se quel libro mi interesserà o no leggerlo. Di più: non mi fai proprio capire come è fatto quel libro, come è costruito, che forma (letteraria, chiaramente) ha. Trasformi la tua opinione, potenzialmente interessante, in una inutile chiacchiera.

Tornado al dialogo sull’autobus, il dramma non mi sembra che la maggior parte dei lettori legga solo Faletti o Dan Brown, perché se li leggesse davvero ne trarrebbe comunque un qualche nutrimento letterario. Il dramma (ammesso che sia un dramma) è che la maggior parte dei lettori (almeno questa è la mia impressione, sebbene non abbia uno straccio di prova per dimostrarla) non compie un gesto di lettura, non entra nello specifico letterario, semplicemente si intrattiene con una storia (e questo va benissimo) ma non apprende nulla di letteratura.

L’obiezione è facile: probabilmente a questi innocenti lettori non interessa apprendere qualcosa di letteratura. Vogliono solo intrattenersi e questo è un loro sacro diritto. Però io temo che finché le fondamenta saranno costituite prevalentemente da lettori "deboli" difficilmente crescerà una letteratura "forte".

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Una risposta a Nello specifico

  1. elviocipollone ha detto:

    Federico
    ti devi mettere l’anima in pace e accettare la biodiversità la distinzione dei ruoli e l’ecosistema. c’è chi legge nori chi legge balzac chi jimenez il mulino del po (chissà se l’hano ristampato che vorrei comprarlo) addirittura chi legge solo latino o greco antico aramaico. siamo quasi sette miliardi di individui e l’autoorganizzazione in gruppi differenziati è insita e imprescindibile come diceva qualcuno su icl. ciò che conta sono le relazioni che si stabiliscono tra le varie agglutinazioni di questo sistema complesso che è l’umanità. se un libro qualsiasi fosse in atto o in potenza trova il suo pubblico è un gol. ciascuno persegua il proprio e lasci agli altri il loro.
    buona giornata, elvio

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