Quartetto per strumenti di lettura

Qualche tempo fa, Giulio Mozzi ha dato il via, su Vibrisse, a Come si leggono i libri, un’inchiesta che riguarda il modo in cui gli italiani vivono l’atto della lettura. Chiunque è invitato a partecipare inviando a Vibrisse un breve testo che descriva il proprio "essere lettore" e una foto che lo ritragga – per così dire – nell’esercizio della funzione. Il Libro In Testa Federico Platania ha contribuito con lo scritto che segue:

Leggere un libro per me significa riuscire a gestire quattro oggetti.
Il primo oggetto è il mio paio di occhiali. Porto gli occhiali da quando andavo in terza elementare. Li considero un’estensione del mio corpo. Quando me li tolgo mi sento nudo (spesso, quando me li tolgo, sono nudo). Li ho quasi sempre con me: davanti al computer, quando passeggio, al cinema, mentre cucino e mangio. Dopo un po’ che leggo, invece, sento il bisogno di toglierli. Allora li metto sopra la testa. Immediatamente mi viene voglia di grattarmi la porzione di pelle tra gli occhi e l’attaccatura dei capelli, quella che – fino a quel momento – era stata coperta dalla stanghetta degli occhiali. È un piacere tutto fisico, che fa respirare meglio, come quando ci si toglie un paio di scarpe strette o si cambia posizione per continuare a dormire.
Senza occhiali, mi accorgo che la distanza che avevo messo tra i miei occhi e il libro non va più bene. Dal momento che sono miope, devo avvicinare il libro ai miei occhi. Così posso continuare a leggere.
Dopo un po’, però, comincio a pensare che gli occhiali, lì sulla mia testa, non siano al sicuro. Allora li tolgo e li appoggio da un’altra parte. Magari sul comodino o sul tavolinetto. Qualche volta li appoggio sulla mia pancia.
In ogni caso, arriva il momento in cui mi rendo conto che è meglio se leggo con gli occhiali. Così li inforco di nuovo. Adesso il libro è troppo vicino, lo allontano un po’ e continuo a leggere.


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Una risposta a Quartetto per strumenti di lettura

  1. fpacini ha detto:

    Federico, ti ho scritto un messaggio sulla posta, vai a vedere se ti ricordi di me!
    Spero, nel frattempo, che tu trovi la giusta distanza fra l’occhiale, l’occhio e il libro (un trio complicato, a quanto pare).
    Domanda: ma quando sono sulla pancia, i tuoi occhiali, riesci a vedere quello che hai mangiato?

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