Cronaca della serata del 16 giugno 2006 (Ti Scrivo – replica con licenze)

Arrivo dritto dal lavoro alle 21.30 e dentro, cioè nel locale, non trovo nessun “librointesta”, per questo mi spavento. Ma il capo del 28 de vino, Roberto, mi dice che “s’onnati affà dupassi”. E allora aspetto tranquillo. Poi dinoccolato arriva Elvio e, infine, i passeggianti. Scendiamo sotto. Di noi, chi siede sul palchetto microfonato chi resta ai tavoli più vicini. Manca Fiamma, in vacanza anticipata. Alle 21.45 Michele comincia la serata dicendo che non si ricorda bene come cominciare. È una replica con licenze, in effetti, di TI SCRIVO  (Storie in busta chiusa), una serata realizzata alla Libreria Croce un anno prima. L’urna è una borsa di tela grezza e da lì estraggono, persone scelte a caso tra il pubblico, le lettere da leggere con mittente e destinatario e il francobollo che è il logo benefortiano de ILIT. Uno di questi, Fabio Pedone, che per vederci è venuto da Latina (e poi ci farà compagnia fin dopo lo spettacolo) acchiappa Beethoven, che deve leggere al giro successivo e lo fa bene ma la lettera del sordo la giudica eccessivamente romantica. La prima lettura estratta è Seneca letta da Pino (i buoni, sempre utili consigli) e poi non poteva non leggere dalla Dickinson, ma questa volta non poesie bensì due brevi lettere all’amico Higginson. Alessio, che sta scrivendo questo resoconto, s’ostina a leggere l’acuto Machiavelli (che per capirlo andrebbe tradotto) e il pezzo della lettera sgrammaticata tratta dal romanzo di Hemon “Nowhere Man”, che parla della guerra in Bosnia (cancellata dalle guerre successive). Elvio, che di Gadda aveva letto una lettera a Contini, chiude con quella – assai più aspra – della giovane Matilde Manzoni, che di parecchio immeschinisce il padre Alessandro. Gli intervalli di Michele, tratti da un racconto di Eggers, sono spassosi con tutti quei cani vispi e filosofeggianti che corrono come missili e i suoi occhiali scuri che scendono e salgono sugli occhi. Federico legge la lettera di Hikmet (come si diventa poeti?) a Joyce Lussu, sua prima traduttrice italiana e poi, di Boris Vian, la famosa lettera al presidente, la stessa poi musicata da Fossati (nel cd Lindbergh del 92), e spiega i due finali in contrasto: quello belligerante (l’originale) e il pacifista (modificato dall’autore): E dica pure ai suoi,/se vengono a cercarmi,/che possono spararmi/io armi non ne ho.

Pubblico in sala non folto ma plaudente e rilassato davanti a gelati e boccali di birra o di vino. La serata ha termine alle 22.45 ed Elvio, l’ultimo che legge, annuncia la pausa estiva e la ripresa settembrina in occasione delle “notte bianca”. Poi saliamo su a divorare, ma con calma e fin dopo la mezzanotte,  crostini e formaggi d’ogni tipo, annaffiati con dell’ottimo vino rosso. Sì, ma le foto di Serena? Ah, eccole qua sotto.



I Libri In Testa qualche minuto prima dell’esibizione: da sinistra Federico Platania, Elvio Cipollone, Alessio Brandolini, Giuseppe Ierolli, Michele Governatori.



La cantina del "28 de vino"


Giuseppe alle prese con Seneca


Michele impersona il cane Steven nel racconto di Eggers

 


Federico affronta Boris Vian

Fabio se ne stava tranquillo tra il pubblico a sorseggiare vino. Michele gli chiede di estrarre una busta e lui pesca la "matta". E così gli tocca salire sul palco e leggere un’epistola di Beethoven. Non sai mai cosa aspettarti da questi "I Libri In Testa"!

Alessio declama Machiavelli

Elvio ci rende partecipi di un messaggio di Gadda

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