I GIORNI DELLA FIERA

Tutto sabato e mezza domenica alla Fiera del Libro di Torino. La prima volta, per me, avvezzo alla Fiera della Piccola e Media Editoria che si tiene ormai da diversi anni a Roma. Ma fiera torinese = fiera romana elevata a potenza.
Mentre passeggio per gli stand, beandomi delle scenografie spettacolari (un gigantesco mappamondo solcato da parole in tutte le lingue, una torre di libri che doppiamente riflessa nel pavimento e soffitto a specchi appare infinita), aleggiano nella mia testa alcune domande.
Vedo ad esempio le file lunghissime dei visitatori che fanno la coda per entrare e mi chiedo: perché la gente si mette in coda per andare alla Fiera del Libro e poi le librerie sono vuote? Senza contare che l’ingresso alla fiera è a pagamento mentre in libreria ci si entra gratis.
L’applicazione dello sconto è a discrezione degli editori, molti lo fanno, ma non ci sono offerte "strillate", pochi – forse nessuno – hanno pensato di portare in fiera quel titolo ormai introvabile, quella perla del catalogo di cui ormai sopravvivono due copie che magari farebbero la gioia di qualcuno. Niente, insomma, che attiri davvero l’attenzione.
Anzi, l’attenzione è la prima vittima di queste fiere. Questo flusso incessante di bibliofili che pascolano per gli stand è annichilito dallo scroscio di copertine, titoli, nomi di autori, manifesti, volantini, che colpiscono la cornea mentre si scivola lungo i padiglioni. E’ come visitare venticinque librerie contemporaneamente. Una cosa che stordisce.
Ho visto una coppia che appuntava su un taccuino i titoli dei libri che – presumo – gli interessavano. Compilavano una sorta di lista della spesa e poi a fine giornata – immagino sempre io – valutavano nella rosa dei prescelti quali acquistare effettivamente e quali no. Vederli è stato come bere un caffè forte dopo una sbronza.
Ho visto anche una ragazza che ha sollevato una copia di Free Karma Food, l’ha sfogliata, e poi ha detto alla sua amica: "eh, ma scrivono troppo difficile ‘sti Yu Ming".
A un certo punto uno si chiede: perché siamo qui? perché sono qui? Gli autori, gli editori, i lettori, i librai, i distributori, i giornalisti perché sono qui?
Poi alle mie spalle, un dialogo: "Ma dov’è lo stand di ***?". "Non c’è". "Come non c’è?". "Non c’è, *** non c’è".
Allora capisci. Capisci come mai. Perché non esserci significa scendere nel gorgo di una tristezza infinita.
Ho immaginato gli editori che hanno deciso di non venire intorno a un tavolo mentre giocano a tresette. Il primo che dice "secondo me era meglio se c’andavamo". Il secondo: "Ma no, dai, no". E il terzo che tira su col naso e cala una carta. Il quarto che fa "chissà cosa starà succedendo adesso". E il quinto: "zitto e gioca" e così via.
Inorridito da questa visione, rassicurato dal mio essere lì, ho intrapreso il quarto giro di ronda tra le bancarelle, con gli occhi gonfi di libri e i piedi gonfi e basta.

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7 risposte a I GIORNI DELLA FIERA

  1. rael_is_real ha detto:

    alla fine della Fiera la Fiera è una Fiera della Vanità.
    Appuntarsi i titoli non è per scegliere ma semplicemente per ordinarli nella propria libreria che ti fa lo sconto (io ho preso da Fernandel il tuo e Morozzi per puro amore viscerale verso Fernandel Editore, sennò la mia libreria me li dava scontati grazie all’amicizia col mio libraio). Esserci è andare a conoscersi tra autori, tra editori e il pubblico rimanente è lì per poter assistere alle conferenze, alle presentazioni o, più prosaicamente, per vedere chi c’è.
    Triste ma spesso vero.

  2. RobertoTossani ha detto:

    Ciao.
    Almeno tu sei riuscito a scrivere qualcosa sulla Fiera.
    Io ci rinuncio 🙂
    Piacere di averti conosciuto.
    A presto.

  3. utente anonimo ha detto:

    Tò chi ritrovo quel piccolo Federico che con me divideva il cognome….qualche capello (suo) fa e qualche ruga (mia9 in meno….
    Ciao!

  4. utente anonimo ha detto:

    per platania.
    abbiamo bivaccato per ore e ore nello stand di fernandel, scambiando quante parole, tre, quattro? colpa della mia asocialità.

    è bello avere una lettrice-estimatrice come rael_is-real.
    un’amica mia è venuta, ha preso il mio libro fernandel tra le mani, e poi mi ha scritto: che emozione. poi, in presa diretta, mi ha detto: però non ti ho comprato: mi costi meno dal mio libraio.
    rael_is-real merito il mio applauso: anche se non mi ha comprato. e poi è una fan di fernandel: tanto basta
    remo bassini

  5. FedericoP ha detto:

    E’ vero Remo, abbiamo parlato poco. Anche perché tu facevi avanti e indietro e ti sei fermato un po’ solo quando Morozzi ha sintonizzato lo stereo da battaglia sulle radiocronache calcistiche… 🙂

    Comunque anche io ero piuttosto distratto. Era la prima volta che partecipavo a una fiera come autore e per la maggior parte del tempo cercavo di costringere telepaticamente gli avventori a comprare il mio libro. Visto l’afflusso, uno sforzo immane.

  6. utente anonimo ha detto:

    nel mio blog, caro platania, ho scritto un piccolo resoconto delle fiera.
    non ho scritto una cosa che ti riguarda.
    giulio mozzi, domenica, allo stand di fernandel, guardando il tuo libro ha detto mi piacciono le copertine così, fotografiche.
    e in effetti la tua copertina prendeva di sicuro più della mia.
    tanti auguri per il tuo libro, comunque. che, confesso, ho comprato ma non ho ancora letto: questioni di tempo.
    remo

  7. dejudicibus ha detto:

    Scusate se ne approfitto, ma avrei il piacere di invitare tutti gli amici di questo blog che abitano a Roma e dintorni, o che avranno l’occasione di essere nella capitale il 15 giugno, all’evento «Fantasy D.O.C.» in occasione della presentazione del mio primo romanzo, «La Lama Nera», edito da Armenia. L’evento vedrà anche un’esposizione di alcune tavole di fantasy dell’illustratrice Michela Cacciatore e un dibattito organizzato da FantasyItalia sul tema: «La Fantasy in Italia: leggerla, scriverla, disegnarla».

    L’evento si terrà giovedì 15 giugno 2006 alle ore 21:00 a Roma, presso la libreria ARION VIAVENETO, in via Vittorio Veneto 42, a 50 metri dalla fermata della metropolitana «Barberini» (linea A).

    L’evento è aperto a tutti, ovviamente. So che la fantasy non è un genere molto popolare in Italia, ma è comunque narrativa e a me piacerebbe farla uscire dalla nicchia degli appassionati per farla conoscere a tutti quelli che amano leggere. Anche per questo ho deciso di pubblicare col mio vero nome e non con uno pseudonimo anglosassone: credo sia arrivato il momento per gli scrittori italiani di farsi conoscere e apprezzare anche in questo genere letterario. So che è rischioso, commercialmente parlando, ma ne ho fatta una questione di principio.

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