LIMPIDE TORTUOSITA'

Proust, di Giacomo DebenedettiSpesso si legge di giudizi critici contigui all’opera d’arte (non solo letteraria) poi smentiti dal tempo. In ambito proustiano, per esempio, è famoso il pentimento, a dire il vero molto tempestivo, di Gide. Ho pensato a (o meglio, al contrario di) questo leggendo il primo dei pezzi raccolti nell’antologia di Giacomo Debenedetti (Proust, Bollati Boringhieri, 2005, 38 euro) curata da Mario Lavagetto e Vanessa Pietrantonio. È stato scritto nel 1925, a tre anni dalla morte di Proust e quando Le Temps retrouvé non era ancora uscito.
Un passaggio mi ha particolarmente colpito, anche perché, molto opportunamente, Vanessa Pietrantonio riporta in nota il frammento di una conferenza di Jacques Rivière del 1918 a proposito di Du côté de chez Swann.
Se proviamo a leggere i due frammenti uno di seguito all’altro, in ordine cronologico, le considerazioni di Debenedetti sembrano proprio un’argomentata risposta a Rivière.

"…D’altra parte lo stile è pesante e sovraccarico. Ogni frase, se analizzata, si rivela perfettamente corretta; ma comporta tante incidentali, è così curiosamente intrecciata, che è quasi impossibile abbracciare con una sola lettura tutti i rapporti che contiene."
(J. Rivière, L’Evolution du roman après le Symbolisme)


"…la tortuosità sintattica di cui Proust fu accusato, deriva dai lunghi indugi nel prenatale limbo delle idee, dove non sono che presentimenti ravvolgentisi in nube e reagenti tra loro in torbida confusione molecolare: Proust che, per l’indole stessa del suo stile, non può, né deve, trascurare alcuna di quelle molecole e delle loro traiettorie, aveva l’obbligo di lasciare posto agli incisi e alle parentesi, e agli incisi negli incisi e alle parentesi nelle parentesi. Ma sempre la frase si appunta verso la linearità finale, trova cadenze semplicissime e perspicue, sviluppa in una fioritura luminosa e gloriantesi in pieno sole, il faticoso groviglio delle sue radici. Si soprende quasi sempre, nella cadenza, lo scatto del polso che, rovesciando la mano, porta la preda, ormai rassegnata alla sua dolce cattività, dall’ombra alla luce. E la trasparenza raggiunta sul finire della frase, la risale poi tutta intera: ristabilisce gli ordini, le conseguenze e le linee direttrici che sono state, in apparenza, smarrite: ogni sillaba della cadenza sembra chiudere il bandolo di uno dei fili ragionativi e musicali, che s’erano confusi nella trama avviluppata del periodo."
(Giacomo Debenedetti, Proust 1925, pubblicato con il titolo Proust sul "Baretti", II, 6-7, aprile 1925)


Ovviamente, la "risposta" di Debenedetti è tutt’ora opinabile; nulla vieta di pensarla ancora come Rivière.

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2 risposte a LIMPIDE TORTUOSITA'

  1. utente anonimo ha detto:

    Questo libro è pesante, e francamente le note sono troppe e spocchiose. Eccessivo anche il costo.

  2. utente anonimo ha detto:

    Vero solo in parte: introduzione di Mario Lavagetto fantastica, superlativa, e testo bellissimo. Note di Vanessa Pietrantonio boriose, da tagliare, spesso inutili.

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