RIFLESSIONE DI UNA VIAGGIATRICE
(di Annarita Verzola)

Non è vero che ci sia poca gente che legge sui mezzi pubblici.
Treni, metropolitane e pullman sono pieni di gente che legge.
E non parlo solo di quotidiani o di riviste, ma proprio di libri.
Il guaio è che a volte ciò si rivela un danno per gli altri viaggiatori e il lettore si trasforma in una malefica entità che si materializza accanto ad essi.
Mi spiego meglio.
Facciamo subito una distinzione tra  lettore puro e lettore ostentativo.
Alla prima categoria appartengono quelli che, appena si immergono tra le pagine del loro libro, perdono la cognizione del tempo e dello spazio, non riconoscono più parenti, colleghi e amici, ignorano le più elementari regole della buona creanza  e sbagliano fermata. Fanno tenerezza, vien voglia di difendere ad ogni costo il loro diritto di diventare ciechi e sordi ad ogni altro stimolo che non sia quello della pagina stampata. Per dirla con Calvino, osservandoli, è facile notare …lo scorrere dello sguardo e del respiro, ma più ancora il percorso delle parole, il loro fluire o arrestarsi, gli slanci, gli indugi, le pause, l’attenzione che si concentra o si disperde, i ritorni indietro di quel percorso che sembra uniforme e invece è sempre mutevole e accidentato…
Assai minor simpatia suscita il lettore appartenente alla seconda categoria.
L’ho definito ostentativo, ma mi sale in punta di penna un altro termine, vagamente sacrilego: Ostensorioostensorio. Sì, nel senso della irritante sacralità con la quale esibisce il proprio status di amante della lettura.
È facile individuarlo e tentare di evitarlo.
Generalmente sale sul mezzo con il libro già ben in vista, stretto al busto e con l’aria di dire “Guardatemi, sono uno che legge, e scusate se è poco!” poi si asside, sempre vicino ad un altro passeggero, e apre cerimoniosamente le pagine del libro, sbirciando le eventuali reazioni dei vicini.
Qualcuno ci casca e getta un’occhiata, altrettanto furtiva, alla copertina e al titolo.
A questo punto inizia il rito della lettura, che si esaurisce in breve tempo e dopo poche pagine. Eh, sì, perché il lettore ostensorio trae linfa vitale dal coinvolgimento dei vicini.
Se è particolarmente fortunato, gliene capita almeno uno che domandi timido:”È interessante?”
A questo punto il nostro, che non aspettava altro, si lancia in una vertiginosa e dettagliatissima disamina del testo e del suo autore, a riprova della profonda conoscenza che ha di entrambi, lasciando presto tramortito l’incauto vicino, il quale non può far altro che incassare il colpo e maledire sé stesso per l’insana curiosità.
Può accadere tuttavia che l’interlocutore sia in grado di tenergli testa e allora il lettore ostensorio ingaggia con lui un serrato duello all’ultima battuta e quasi sempre riesce a farlo capitolare per sfinimento.
Ma la sorte peggiore tocca al malcapitato ed ignaro passeggero che il lettore ostensorio individua con fiuto infallibile ed elegge ad interlocutore privilegiato secondo criteri a lui solo noti. Incomincia a circuirlo, avvolgendolo in uno sguardo complice, e gli si rivolge con la bonaria superiorità riservata al prescelto di turno, il quale solitamente non valuta appieno la portata di tanto onore.
Il poveretto, che magari si preparava a schiacciare un pisolino, viene letteralmente tramortito e travolto dalla piena di informazioni sul libro esibito dal lettore ostensorio, il quale finisce con il commette il più atroce delitto che si possa perpetrare in ambito letterario: il disvelamento del finale. Questa vile azione ridona energia alla vittima, ma le sottrae ogni residuo di senso morale, segnando spesso la condanna del suo carnefice.
Non è vero che ci sia poca gente che legge sui mezzi pubblici.
Il fatto è che certi tipi vengono furtivamente spinti fuori dalle porte aperte alla fermata più vicina, e non si sa più niente di loro…

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Una risposta a

  1. mochetta ha detto:

    Meraviglioso!!
    ti cito?
    ti cito.

    M.

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