Charles SimicSTUFO DI PROPORZIONI EPICHE
"Non esagero quando dico che non posso nemmeno pisciare senza un libro in mano. Leggo per addormentarmi e per svegliarmi. Ho sempre letto al lavoro, in tutti i lavori che ho fatto, nascondendo il libro tra le carte sulla scrivania o nel cassetto mezzo aperto. Ho letto di tutto, da Platone a Mickey Spillane. Anche nella mia bara aperta, un giorno, reggerò un libro. Il Libro tibetano dei morti sarebbe molto appropriato, ma preferirei un manuale sul sesso o le poesie di Emily Dickinson".
Dopo aver letto le ultime parole di questa citazione non potevo non leggere le poesie del suo autore, Charles Simic, nato a Belgrado nel 1938 e dal 1953 negli Stati Uniti, dove insegna Letteratura inglese all’Università del New Hampshire. La citazione apre la postfazione di Andrea Molesini nell’antologia da lui curata (Hotel Insonnia, Adelphi, 2002, 11 euro e mezzo) dove, poco più in là, si legge: "…con l’apparente semplicità di quanto avviene per caso, le briciole di banalità si staccano dalla torta dei giorni per farsi degne di contemplazione.", una frase che me ne ha ricordata un’altra, scitta da Harold Bloom nel saggio dedicato a Emily Dickinson del Canone occidentale: "Non c’è banalità che sopravviva alle sue prese di possesso".
L’antologia va da "Dismantling the Silence" del 1971 a "Jackstraws" del 1999, quasi  trent’anni in 76 poesie, tutte da spilluzzicare con attenzione, con un occhio al testo originale e l’altro alla traduzione di Molesini, attenta a ridarci la sintassi svagata, secca, straniante, onirica, "banale", di Simic.
Se vi piacciono i versi qui sotto leggetevi gli altri, sennò provate a rileggerli, non si sa mai.

Stufo di proporzioni epiche

Mi piace quando
Achille
viene ucciso
e anche il suo compagno Patroclo –
e quella testa calda di Ettore –
e quando tutta la jeunesse dorée
greca e troiana
con maggiore o minore
perizia è trucidata
così che infine
regnano pace e quiete
(gli dèi per un istante
tengono il becco chiuso)
si può sentire
un uccello cantare
e una figlia chiedere alla madre
se può andare al pozzo
e lei, certo, può andarci
per quel grazioso sentiero
che serpeggia
nel boschetto di ulivi
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