LEDO IVO E LE SUE ILLUMINAZIONI 

 

Ho conosciuto Ledo Ivo a ottobre: un giovane poeta brasiliano di ottant’anni, e le sue poesie mi sono sembrate subito "illuminanti". Cerco qui in Italia i suoi libri e ne trovo uno che la traduttrice, Vera Lucia de Oliveira (a mio avviso bravissima), ha intitolato Illuminazioni (2001, Multimedia Edizioni, Salerno). Allora non mi ero sbagliato, penso.  Illuminazioni  è un’antologia di poesie di Ledo, il suo primo libro risale al 1944, l’ultimo al 2004 ("Poesia completa", Topbboks, Rio de Janeiro), eppure la sua poesia ha un aspetto unitario, non si avverte leggendo il libro il peso o lo stacco degli anni. A San Salvador, in un miscuglio di portoghese-spagnolo-italiano, Ledo Ivo mi narrava con passione dei suoi incontri con Ungaretti, del suo lavoro come giornalista, delle sue letture poetiche. Un grande uomo, che scrive grande poesia.  

Qui sotto quattro testi dalle Illuminazioni:

Il nuovo uccello

Per la prima volta vedo questo uccello

bianco e nero che mangia solo formiche.

Egli non costruirà il suo nido nel mio bosco.

Appartiene alla specie degli esseri migratori.

E chi cerca di vivere in un luogo straniero

finisce per trovare la morte.

 

L’infanzia riscattata

La gioia, la creo ora in questa poesia.

 

Sebbene sia tragica e intima della morte

la vita è un regno – la vita è il nostro regno

nonostante il terrore, l’estasi e il miracolo.

 

Come ti ho sognata, Poesia! non come ti sognarono…

 

Mi nascondo nel bosco del linguaggio, corro dentro stanze di specchi.

Sono sempre a portata di tutto, pieno di orgoglio

perché l’Angelo mi segue ovunque.

 

Ho un ritmo troppo lungo per lodarti, Poesia.

Più lungo, però, era il lungomare della mia città

dove, bambino, ho inventato le navi prima di averle viste.

Più grande ancora era il mare

 

dinnanzi al quale tutti i pomeriggi io recitavo poesie,

festeggiandolo con gli occhi pieni di lacrime e sorridendo a volte di passione,

perché grande cosa è scoprire il mare, vederlo esistere nel mondo.

O mare della mia infanzia, più grande del mare di Omero.

 

Gioco a nascondino con Dio, mi alleo con le fate

e con quest’aria da giullare duello con la morte.

Dopo l’altro lato, c’è sempre un nuovo lato da conquistare…

Per questo ti amo, Poesia, tu che mi vieni a chiamare per le californie della vita.

Non sei altro che un sogno d’infanzia, un mare visto in parole.

 

L’animale scacciato

Appartengo all’ombra e al sogno, al lato oscuro,

e nei solchi della pietra nascondo il mio desiderio.

nelle foglie imputridite, nell’acqua verdastra

già compromessa dalla morte, nei miasmi

nascondo ciò che ho sognato. E il giorno s’alza

sopra queste piccole cose condannate,

dal fango giallo e dal muschio deteriorato,

e copre con la sua luce l’acqua stagnate

e gli esseri striscianti che abitano nelle caverne,

e mi obbliga ad uscire dalla mia tana e ad abbandonare

la notte e la desolazione che mi nutrono e mi proteggono

dall’illusoria ragione sorretta dal sole.

 

Esco e trasformo il chiarore in ombra.

 

Il viaggiatore

 

Esco da Parigi per entrare in Italia.

Adesso infine so che la vita non è un sogno

e il mondo è uno solo.

Cavallo intrepido, il giorno si china e beve l’acqua

delle dighe che donano la luce della terra.

 

Viaggio: tutto è eterno e straordinario.

Fra Firenze e Roma, nella linea dell’universo,

limoni fioriscono.

E la bellezza del mondo cade su di me e mi unge.

E il cielo azzurro precipita, costruzione di uccelli.

 

Ledo Ivo è nato a Maceiò, Alagoas (Brasile) nel 1924. L’esordio letterario risale al 1944, poi sono seguite altre venti raccolte poetiche. Ha pubblicato anche cinque romanzi e libri di racconti, saggi, storie per l’infanzia, memorialistica.

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