Roberto Bolaño, Un romanzetto canaglia

di Alessio Brandolini  

   

   Uscito quest’anno per Sellerio nella precisa traduzione di Angelo Morino. Pubblicato nel 2002 con il titolo “Una novelita lumpen”, ultimo suo lavoro prima della morte avvenuta nel 2003 in un ospedale di Barcellona, in attesa  d’un trapianto di fegato. Nato a Santiago del Cile nel 1953, Roberto Bolaño si trasferisce  nel 1968  a Città del Messico con la famiglia. Torna in patria nel 1973, giusto in  tempo per vivere nel settembre di quell’anno la sanguinosa caduta di Allende e l’ascesa al potere di Pinochet. Finisce in carcere per otto giorni, fatto liberare da un parente militare fugge in Messico, poi si stabilisce in Spagna.  Quattro i personaggi del romanzo e la storia è raccontata dall’unica ragazza del gruppo che si prostituisce al cieco Maciste, ex attore, ex campione di culturismo e gli altri tre – di cui uno è suo fratello – vivono con i suoi soldi in attesa del colpo che gli cambierà la vita. Un romanzetto canaglia è una storia breve, ma densa e  scura, dai risvolti grotteschi. Ambientata a Roma dove il suo editore  spagnolo aveva inviato Roberto Bolaño per soggiornarvi e poi ambientarvi una storia. Una Roma concreta, ma topograficamente inesatta. Un realismo preciso, che con distacco descrive la solitudine dei personaggi, il vano desiderio d’amore e d’amicizia, eppure eccessivo e stratificato, come se tendesse a scavare in fretta e ammucchiare i dati, le emozioni. A sfaccettare le cose per mostrarne la banalità mostruosa. Che è la cifra di questo narratore straordinario che inizia a scrivere romanzi a quarant’anni e poi ne scrive uno all’anno, fino alla morte. Il libro riporta una strana epigrafe di Antonin Artaud: 

Ogni scrittura è una porcata. 

Chi esce dal nulla cercando di precisare qualsiasi cosa gli passi per la testa, è un porco.

Chiunque si occupi di letteratura è un porco, soprattutto adesso. 

Per questo “romanzo canaglia”? o è per via dell’inutilità della letteratura? o del vuoto della  vita? Nel romanzo i personaggi sono abilmente delineati, soprattutto la ragazza che ora racconta da donna matura il proprio passato di orfana (“Adesso sono una madre e anche una donna sposata, ma non molto tempo fa ero una delinquente”. Incipit della storia), e il cieco Maciste che vive in una grande casa piena di stanze, polvere e attrezzi ginnici. Il vuoto, suggerivo, e così si chiude la storia: 

“… era una tormenta senza rumore e senza occhi che veniva da un altro mondo, un mondo che neppure i satelliti che girano intorno alla Terra  possono captare, e dopo esisteva un vuoto che era il mio vuoto, un’ombra che era la mia ombra”.

Roberto Bolaño, Un romanzetto canaglia (2005, Palermo, Sellerio editore – La memoria 636, pagg. 95, euro 8,00 – traduz. di Angelo Morino) 

           Pubblicati in Italia:

2005   Un romanzetto canaglia (Sellerio)

2004   La pista di ghiaccio (Sellerio)

2004   Puttane assassine (Sellerio)

2003   Notturno cileno (Sellerio)

2003  I detective selvaggi (Sellerio)

2001   Amuleto (Mondadori) 

2000   Chiamate telefoniche (Sellerio)

1999   Stella distante (Sellerio)  

1998   La letteratura nazista in America (Sellerio)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...