Gabriella Musetti, Obliquo resta il tempo

di Alessio Brandolini 

 

Un paio di anni fa, esattamente nel marzo 2003, avevo letto la raccolta di Gabriella Musetti pubblicata nel 2002, Mie care (Campanotto Editore) e l’avevo apprezzata per lo sguardo rivolto all’esterno e attentissimo alle cose, alle persone (e l’affetto e l’abbraccio alle persone), per il linguaggio pacato e denso, meditato ed asciutto. Per l’affettuosa ironia che si nutre di sentimenti e valori ben radicati, profondi. E giustamente nella nota introduttiva di quel libro Fabrizia Ramondino si soffermava sulla saggezza di quei versi che davano al lettore la sensazione di dialogare con un’antica maestra. Ora la nuova raccolta (la quarta dall’esordio avvenuto nel 1992) dal felicissimo titolo Obliquo resta il tempo (2005, LietoColle) è meno fitta della precedente Mie care che s’articolava in sei sezioni. Qui i testi inseriti sono ventuno, ai quali ne va aggiunto un altro che fa da introduzione al libro e gli dà il titolo (obliquo resta il tempo/una scaglia minuta tra le dita). Poesie che si susseguono numerate e senza titolo, concatenandosi l’una all’altra, in una specie di moderno poemetto sulla vita domestica e sul tempo e la vita che trascorre. Ora lo sguardo è ripiegato sulla casa, sulla stessa autrice, sul marito, ma è uno sguardo a largo raggio che parte dalle piccole cose per giungere a riflessioni universali sull’uomo e sull’amore, o per porsi domande senza risposte sul bordo oscillante che separa il presente dal passato, la vita dalla  morte.  Di questa lavoro in versi coinvolge il ritmo, la misura e la capacità di sintesi, i colori tenui eppure limpidi, quasi trasparenti. Quello scorgere cose già viste e ri-vederle con occhi diversi, nuovi, con uno taglio “obliquo”, appunto, per riuscire a entrarci dentro più a fondo, per carpirne l’anima o l’essenza. Poesie scritte a un compagno che si ama. Una storia privata, quindi, ma come suggerisce l’epigrafe al volume “non privata veramente”. Versi limpidi ed essenziali dove Gabriella Musetti, come suggerisce Biancamaria Frabotta nella postfazione, “vorrebbe trattenere il tempo”, fissare sensazioni, ricordi, paure. Capita di rado d’imbattersi in lavori poetici così persuasivi e netti pur nel tono monocorde del tempo che inesorabilmente trascorre. Il taglio poetico è convincente: nello stile e nei contenuti, che sono intimi, appunto, eppure sanno condurci lontano, oltre le proprie mura domestiche. Questo accade perché qui la poesia diventa comunione drammatica con la vita, con i giorni che passano e, quindi, con la morte, intenso dialogo con se stessi e con gli altri. Lo sguardo morbido e affettuoso s’interseca al trascorrere delle cose e di tutti gli uomini, mette a fuoco gli oggetti quotidiani (la pipa, il giornale…) per poi riuscire ad abbracciare il mondo. Per questo Obliquo resta il tempo è un libro che affascina e turba per la saggia e inusuale ironia filosofica “che volge ogni tensione in riso”. 

 Gabriella Musetti, Obliquo resta il tempo (2005, LietoColle, Falloppio (Como), pagg. 37, 10 euro)

Notizia sull’autrice 

 Gabriella Musetti, genovese, vive da un po’ di anni a Trieste. Si occupa di scrittura per la scuola e di scrittura delle donne. Ha pubblicato Creatività nell’analisi del testo poetico, (La Nuova Italia, Firenze,1994) e Scritture private (Libri autoprodotti da donne). Ha curato la raccolta di narrazioni biografiche Tre civette sul comò (Il Ramo d’Oro Editore, Trieste, 2000). A Trieste organizza ogni anno Residenze Estive –  Incontri internazionali di poesia e scrittura. Dirige la collana poetica “Sillabario in versi” dell’editore Il Ramo d’Oro e coordina la redazione della rivista Almanacco del Ramo d’Oro (quadrimestrale di poesia e cultura – info@ilramodoro.com).  Suoi testi poetici sono stati pubblicati su diverse riviste e antologie. In poesia ha pubblicato: 

2005         Obliquo resta il tempo (LietoColle, Falloppio – Como ) 

2002         Mie care (Campanotto Editore, Udine)

2002         Divergenze (En Plein Officina, Milano)

1992        E poi, sono una donna  (L’Autore Libri Editore, Firenze)  

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