Leonardo ColombatiULISSE ALL’AMATRICIANA
Una premessa per sgombrare il campo da equivoci: io considero l’amatriciana una delle sette meraviglie, altro che colossi o piramidi. Perciò ho messo questo titolo per parlare dell’ultimo libro che ho letto: Perceber di Leonardo Colombati (Sironi, 17 euro). Dimenticavo (visto che a proposito di questo libro si è parlato anche della lunghezza): 511 pagine (in realtà sono 428, poi vedremo perché).
Se vi piacciono i libri aggrovigliati, con tentacoli che escono dalle pagine e vi fanno girare incuriositi per vedere dove vanno a parare, avete trovato quello che fa per voi. Non ci si annoia a girare per Roma insieme ai tre protagonisti e ad altri che non si curano di coccolarvi spiegandovi ogni volta il perché e il percome. Il lettore qui, e non capita spesso, deve entrarci dentro alla vicenda, come se i giri per Roma e le evocazioni del paese spagnolo che dà il titolo al libro lo riguardassero non come estraneo, ma come una sorta di co-protagonista. E deve anche cercare di entrare dentro alle teste di chi ci si aggira, per sbrogliare la matassa. E sì, perché Perceber può anche essere letto come un giallo, dove l’ultima frase, ma proprio l’ultima, senza preparazione, ti sbatte in faccia l’assassino. In realtà non un vero e proprio assassino, ma se leggete il libro e l’ultima frase vi illumina, capirete cosa intendo.
Giulio MozziDicevo prima della lunghezza. Il romanzo vero e proprio finisce a pag. 428, poi ci sono quasi cento pagine di note, glossario e citazione delle fonti. Viene subito in mente la raccomandazione di Joyce per l’Ulisse: pubblicatelo nudo e crudo, senza nemmeno i titoli dei capitoli. Certo, ma vorrei vedere quale lettore italiano è riuscito a digerire l’odissea dublinese senza il bicabornato del commento di De Angelis. Perciò secondo me Colombati ha fatto benissimo a scriverselo da solo quel commento. Senza contare che se avete comprato il libro e proprio non vi è piaciuto, quelle cento pagine vi aiuteranno a consolarvi un po’: ci troverete un sacco di cose che potranno interessarvi anche se Perceber vi è sembrato un guazzabuglio senza senso.
In somma, complimenti a chi l’ha scritto (in alto a destra), e anche a chi lo ha pubblicato e coccolato per tanto tempo (in basso a sinistra).
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