ARMANDO ROMERO, LA RADICE DELLE BESTIE 

di Alessio Brandolini

Non conoscevo la piccola e preziosa casa editrice di Venezia, Sinopia Libri. Credo si sia fatta carico d’un progetto coraggioso: proporre testi della letteratura sudamericana di autori non molto noti ai lettori italiani, ma validissimi, e magari già conosciuti e apprezzati nel resto del mondo. Come l’autore qui pubblicato e che risponde al nome di Armando Romero, noto poeta, narratore e saggista colombiano nato a Cali nel 1944, ma che da anni vive negli Usa (dove insegna all’università di Cincinnati). Autore proposto per la prima volta in Italia dalla preziosa rivista fiorentina "Collettivo R" diretta da Luca Rosi. Di Armando Romero mi era capitato di leggere poesie nel libro in lingua spagnola intitolato Cuatro lineas (2000): ogni testo composto da quattro versi, sempre fulminanti e sensuali.

Il libro in esame s’intitola La radice delle bestie (titolo originale La raíz de las bestias – 2002, Medellín) in cui sono raccolti cinquanta brevi storie (alcune brevissime). Molte parlano degli animali (talvolta inesistenti, immaginari…) altre di strane ricette, di scrittori, di tavole rotonde ecc. Uniti da una lingua che ricama sui particolari, ma lo fa alla svelta, in modo concentrato: taglia veloce e poi rifinisce  rapidamente, sì, eppure con cura e abilità, feritoie e asole da cui poter osservare – ed esplorare – mondi sconosciuti, magari visti dal basso, dalle radici, appunto. Il libro prende l’avvio con una nota dell’autore che avverte il lettore: “Variazioni, diversioni, i temi si assomigliano e differiscono nel gioco senza fine del linguaggio. Con questi testi”. Poi si prosegue con racconti umoristici, evocativi, surrealisti, poetici. Come, per esempio, “Storia di una bestia”, “I Rinoceronti”, “Il Cinico”, “Cucina spagnola”, “Cavallo bianco”, “Mea culpa”, “Memoria”, “Memento Moro”, “I Chacaracus”, “Racconto di un uomo a metà”… per citare solo i miei preferiti. Ecco l’incipit del racconto “Cavallo bianco”:

La storia seguente potrà avere poca importanza, ma non ha fatto che perseguitarmi da quando la vidi passare davanti ai miei occhi. Non è tanto una storia quanto un’immagine. E più che un’immagine è metafora, punto d’incontro, luogo d’origine.

La radice delle bestie è un libro di brevissimi racconti che talvolta sono grandi romanzi. Giusto il profilo tracciato da Álvaro Mutis su Armando Romero, quando dice che il suo conterraneo “appartiene a quel genere privilegiato di poeti che parlano dall’altra sponda: perché hanno attraversato le scure acque del quotidiano e le vedono passare cariche di rivelazioni che a noi è vietato percepire”.

Chiara e precisa la traduzione di Claudio Cinti, preziosa la prefazione di Martha Canfield.

Armando Romero, La radice delle bestie (2004, Venezia, Sinopia, collana Scritture 1, pagg. 99, euro 10, traduzione di Claudio Cinti).

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