RATZINGER E ALTAN
Non si leggono solo libri. Stasera, giricchiando qua e là sul web ho letto un interessante documento scritto nel 2003 dall’allora Prefetto della "Congregazione per la dottrina della fede". Il titolo è "CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI". Se il tema v’interessa, lo trovate qui. Riporto soltanto la conclusione, tanto per stuzzicare la curiosità di chi passa e va:
"La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società."
Poi ho cercato qualcosa che potesse consolarmi un po’ e l’ho trovata nella memoria: una vignetta di Altan sull’Espresso del 17 febbraio 2000, quando si discuteva dell’opportunità di permettere la sfilata per il Gay-Pride a Roma durante il Giubileo. La vignetta mi colpì perché qualche anno prima avevo visto un’altra sfilata: una sanguinolenta processione del Venerdì Santo a Taxco, in Messico.
Ecco la vignetta di Altan, come sempre perfetta nella sua icastica sinteticità:

Vignetta di Altan - Espresso 14 febbraio 2000 
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6 risposte a

  1. alexbrando ha detto:

    bella vignetta che la dice lunga su tante cose. vedremo… grossa delusione, soprattutto nei paesi latinoamericani.
    alex

  2. FedericoP ha detto:

    Non sono d’accordo con le idee di Ratzinger sugli omosessuali, così come non sono d’accordo con quella che viene definita la “morale sessuale” della Chiesa Cattolica.

    Quelli come me (non siamo pochi, credo) hanno due possibilità: a) rinunciare a professare la propria fede perché la chiesa dice anche cose sulle quali non si è d’accordo; b) vivere la propria fede (e starci male – perché io ci sto male per quelle affermazioni lì) nonostante i punti di disaccordo.

    Ho scelto la seconda alternativa e sono convinto della mia scelta.

    Dopotutto: si abbandona un amico perché su qualcosa (anche importante) la pensa diversamente da noi? Si abbandona una persona che si ama perché ha dei difetti (anche grandi)? E dunque.

  3. giuseppeierolli ha detto:

    Difficile parlare di fede. Offre pochi appigli. Solo un dubbio. L’amico di cui parli alla fine è Ratzinger (inteso ovviamente come rappresentante del cattolicesimo) o Cristo? perché nel secondo caso credo si possa rimanergli amici anche al di fuori di Santa Romana Chiesa.
    La terza possibilità è che l’amico sia la Chiesta Cattolica in senso lato. Ma si può parlare di Chiesa Cattolica escludendone, almeno in parte, il suo monarca assoluto, infallibile e portatore dell’unica verità rivelata?

  4. FedericoP ha detto:

    L’amico a cui mi riferivo è il cattolicesimo. Anche perché su Cristo non avrei dubbi e non voglio sopravvalutare Ratzinger attribuendo solo a lui tutti i difetti della Chiesa Cattolica…

    Tu dici: non si può essere amici di Cristo al di fuori di Santa Romana Chiesa? Sì, penso di sì. Per certi versi lo sono stato anche io per diversi anni.

    Però si finisce per essere come quelli che si dicono di sinistra o di destra e poi non vanno a votare perché tanto “la politica è una cosa sporca e i politici sono tutti ladri”.

    Oggi mi sembra più dignitoso schierarmi: voto per i DS, sono cattolico, sono iscritto a un sindacato, sono sposato religiosamente e civilmente, pur sapendo che nessuno di questi istituti è immacolato e pefetto.

  5. alexbrando ha detto:

    credo che la chiesa cattolica romana stia compiendo passi da gigante, ma all’indietro. si confonde l’autorevolezza con l’autorità, il potere con il prestigio. in quante parocchie si è predicato pro-storace e prima ancora pro-berlusconi. ma seguito a frequentare l’ambiente, pazientemente, da umile pocorella nera. ma faccio sempre più fatica, lo confesso molto amareggiato. ovviamente questo nulla ha a che fare con la fede. molti cattolici identificano la fede con l’accettazione della dottrina cattolica che è la sovrastruttura al cristianesimo e mi dicono “Ale, non puoi farti una religione per conto tuo”. allora uno potrebbe (come suggerisce pino) andar via di casa. nel mio caso la tentazione c’è (e forse in molti altri)ma una casa non si abbandona mai facilmente.

    chi ha notizie fresche di Kung?

  6. mochetta ha detto:

    mio dio quanta amarezza.
    Concordo con federico, posizione peraltro condivisa dalla quasi totalità dei giovani cattolici, in bilico tra il peccato e la quotidianità.
    Sulla questione Ratzinger non mi pronuncio. Io sto ancora sinceramente piangendo il mio vecchio papa. Avrei gradito, si, il cardinale latinoamericano, uno che lava i piedi ai parrocchiani, che gira in autobus e conosce il mondo perchè ci vive dentro.
    O l’austriaco, studioso, presuntivamente amante della musica, giovane.
    M.

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