dalla home page di www.perceber.comCAROSELLI LETTERARI
Fa bene o fa male Giulio Mozzi a lanciare, con un’operazione di marketing massiccia e insistita, Perceber, il romanzo di Leonardo Colombati in uscita il 5 maggio da Sironi? Il tormentone si sviluppa sul suo
blog e sul sito dedicato al libro, entrambi (specialmente il primo) molto frequentati, perciò molti dei pochi lettori di questo post conosceranno già la questione.
Per tornare alla domanda, secondo me fa bene. Certo, il giudizio sul libro si darà poi, avendolo in mano e scorrendolo con gli occhi, ma in qualche modo bisogna stuzzicarle quelle mani e quegli occhi, e Mozzi è questo che sta facendo, solo che in questi casi succede in genere che qualcuno dice: "il libro non è una merce come un’altra, lo si svilisce se lo si tratta con le stesse tecniche pubblicitarie di un detersivo o di un’automobile". Io non sono d’accordo. La pubblicità esiste, anzi è costantemente intorno a noi, e allora usiamola anche per i libri. Se poi la campagna è a cura di uno che di libri ne mastica, tanto meglio.

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3 risposte a

  1. FedericoP ha detto:

    Vedo che il nostro rito apotropaico “segreto” (ovvero: nominare Giulio Mozzi almeno una volta a settimana) sopravvive anche nel nostro blog…

  2. giuseppeierolli ha detto:

    “Apotropaico” mi ha fatto venire in mente Con le peggiori intenzioni (letto qualche giorno fa). Piperno usa questo aggettivo almeno quattro volte. E’ la cosa che mi ha colpito di più nel libro.

  3. utente anonimo ha detto:

    Carina la piccola mania del vostro rito apotropaico! Mi ha riportata alla mia (quasi lontana) infanzia, costellata di pomeriggi di letture e di fantasie ad occhi aperti nei quali erano molti i suddetti, piccoli riti. Tipo percorrere il corridoio di casa mia camminando rigorosamente solo su certe mattonelle colorate, oppure girare in senso antiorario intonro casa per andare alla cassetta della posta e vedere se fossero arrivati i tanto sospirati numeri settimanale del Corriere dei Piccoli e di Qui Touring…Il fatto è che avevo scoperto l’aggettivo durante la lettura integrale del vocabolario di italiano in due volumi e mi aveva fatto un immenso piacere, ancor oggi mi domando perché, scoprire che esistesse addirittura un termine così misterioso e musicale per definire quelle che consideravo già da me stessa “manie” e alle quali pure non rinunciavo, perché mi sembrava che in tal modo avrei irrimediabilmente compromesso il buon esito del gesto o dell’atto che in quel momento intendevo compiere. Tirate pure il fiato, che ho finito. Con questo intervento ho raggiunto il duplice scopo di intrattenermi con piacere anche in rete con “I libri in testa” e di provare il brivido di partecipare ad un blog….Ciao a tutti.

    P.S. Poi mi farò dire da Pino a che proposito Piperno usi ben quattro volte l’aggettivo, sono curiosa.

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